L’architetto marchigiano Remo Radicioni dai progetti abitativi di Tunisi alle chiese del Piceno

3' di lettura 05/10/2021 - Remo Radicioni, figlio di Aurelio e Maria Belli, era nato a Castelferretti (frazione di Falconara M. – AN) il 27 aprile 1903. Nel 1931, a 29 anni, giunge a Tunisi come rifugiato politico, antifascista e repubblicano.

Dopo aver fatto parte delle truppe coloniali in Libia, viene riabilitato dal regime per buona condotta. Il 21 giugno 1933 sposa a Tunisi Marta Ancona. Gli edifici per abitazione civile che Radicioni realizza a Tunisi, contribuendo in maniera decisiva all’aspetto della città, inizialmente risultano influenzati dal gusto Deco (condominio in rue Ataturk del 1931, l’immeuble Caruana, del 1931-34). Successivamente sarà “una composta aulicità borghese”, più vicina alla corrente artistica Novecento, a caratterizzare le sue fabbriche (l’immeuble De Carlo in avenue de Paris del 1933-35).

Mentre gli ultimi suoi lavori in Tunisia, tutti coronati da pergole, saranno improntati ad una modernità oggettiva (l’immeuble Pietrangeli del 1934 in rue de Sparte n°10, l’immeuble Fontana del 1935 in rue de Yougoslavie n°84, il progetto della maison Gastone del 1936-37 in avenue Farat Hched). Nel 1946 Radicioni fa rientro in Patria e nel 1951 si stabilisce a Roma. Il 14 giugno dello stesso anno egli risulta iscritto all’albo degli architetti di Roma e Provincia.

Da metà degli anni sessanta e per più di un decennio, una parte importante della sua attività architettonica, quella relativa alla realizzazione, sistemazione e restauro di edifici sacri, si è concentrata in provincia di Ascoli Piceno. E’ possibile che questi lavori nel Piceno e d’intorni siano stati favoriti da Vincenzo Radicioni (Numana – AN 1906 – 1988), Vescovo delle diocesi unite di Montalto e Ripatransone dal 1951 al 1988, la cui sede fu poi spostata nella più popolosa S. Benedetto del Tronto. Benchè non risultino legami familiari diretti tra Remo e Vincenzo Radicioni, i due si erano sicuramente conosciuti in gioventù a Falconara Alta, dove Vincenzo, negli anni 1929-30, era stato parroco.

Il primo lavoro di Radicioni a S. Benedetto del Tronto è l’edificio del Pensionato Convitto per giovani (1965-68) nella Parrocchia di S. Antonio di Padova. Una moderna struttura a cinque piani, i cui ultimi due ospitano le abitazioni dei frati. Sempre al 1965 risale il suo progetto della chiesa sanbenedettese di S. Pio X (consacrata nel settembre del 1970). L’elegante facciata a capanna, ripartita geometricamente da sottili lesene che ne accentuano la verticalità, è preceduta da un nartece frontalmente tripartito a cui si accede mediante una scalinata in travertino. Per volere di Monsignor Vincenzo Radicioni, il 12 settembre 1971 venne consacrato il nuovo edificio (con l’ampliamento di quello esistente) del Complesso SS. Annunziata a S. Benedetto del Tronto.

La nuova costruzione è opera di Remo Radicioni, “che con la semplicità dei colonnati e dei profili, è riuscito a legare la parte antica della chiesa a quella nuova in un armonico insieme”. Alla fine degli anni settanta, su disegno di Remo Radicioni, viene edificata la chiesa del Suffragio di S. Benedetto del Tronto, consacrata il primo aprile del 1979. L’unico edificio religioso progettato da Radicioni fuori del Piceno è la chiesa di S. Giuseppe (1970-73) a Paolantonio, popolosa frazione di S. Egidio alla Vibrata nel teramano. L’originale forma dell’edificio, su cui svetta un’avveniristica e snella torre campanaria, rimanda, nel candore del bianco che l’avvolge, a strutture abitative tipicamente mediterranee. Diversi sono stati anche gli interventi parziali che Radicioni ha progettato per altri edifici religiosi nel Piceno. Lavori di consolidamento e rifacimento del pavimento della chiesa di S. Lucia a Grottammare (1968), rifacimento della pavimentazione in marmo della chiesa di S. Maria Assunta a Cossignano (1973), sostanziali modifiche della cripta nella chiesa dei SS. Gregorio e Margherita a Ripatransone (1972- 74), pavimentazione del Presbiterio in marmo pregiato e lavori dell’altare, degli amboni e del tabernacolo nel Santuario dell’Adorazione (chiesa Madonna del Sacramento) di S. Benedetto del Tronto (1978).








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-10-2021 alle 11:51 sul giornale del 06 ottobre 2021 - 176 letture

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