Mario Laureati (San Benedetto in AZIONE): dal borgo alla San Benedetto del futuro

4' di lettura 04/05/2021 - Ripensando alla nostra storia, attraverso le testimonianze dal passato ma anche sulla base di opere e infrastrutture che si vedono girando per la città, vi è da chiedersi quando sia stata l'ultima visione organica e coerente di San Benedetto. Sinceramente, ci si perde nella notte dei tempi.

Negli anni 70/80 c'è stato un periodo in cui sono stati realizzati interventi pubblici importanti, su grandi aree ancora disponibili, ma il disegno che ne viene fuori è sempre quello di una sovrapposizione di interventi più o meno casuali più o meno legati a situazioni particolari.

L'ospedale che è stato ampliato nell'area di villa Voltattorni, in posizione centrale, in quanto i finanziamenti allora intercettati riguardavano esclusivamente il completamento di ospedali esistenti e non consentivano nuove realizzazioni. Lo stadio e il palazzetto dello sport, che portano masse di auto e di persone praticamente al centro città e non in una più idonea area periferica, perché dovevano essere lo stadio e il palazzetto dello sport di San Benedetto e non di Porto d'Ascoli (allora c'era anche questa diatriba!). Il vecchio campo sportivo Ballarin, che si è continuato ad ampliare ed utilizzare in una zona che era già divenuta semicentrale e senza parcheggi.

Negli anni 60/70 fu realizzata la maggior parte delle strutture ricettive turistiche, nelle aree disponibili e comunque prevalentemente sul fronte del lungomare, con concessione di indici di fabbricabilità doppi rispetto all'edilizia residenziale, proprio per dare una svolta decisiva alla vocazione turistica della città. L'immagine che si percepisce percorrendo la città però è caotica. E' come se l'attività regolatoria fosse arrivata sempre in contemporanea o addirittura un passo dietro alle situazioni che man mano si prospettavano e si autoproclamavano. Ma allora chi e quando ha avuto a cuore lo sviluppo organico della nostra città? Dopo l'impostazione seicentesca del borgo marinaro di Luigi Paglialunga con il “piano della marina” si trova solo l'idea proposta dell'ingegnere Onorati, sulla spinta delle prime leggi urbanistiche, con il piano degli anni 30; un piano che prevedeva la circonvallazione collinare, il lungomare (peraltro già allora in parte realizzato) e che prevedeva assi viari importanti, di cui l'unico pervenuto è quello di viale De Gasperi, anche in senso est-ovest. Prevedeva quindi sottopassi veicolari per attraversare la barriera costituita dalla ferrovia e se ne contavano almeno sei, tra cui il proseguimento di via Manzoni fino al porto (mercato del pesce). Prevedeva anche il campo sportivo servito da ampi viali e una grande rotatoria all'estrema periferia sud del centro abitato.

Da quel periodo in poi ogni momento sembra essere stato il momento delle occasioni perdute. Il territorio era ancora relativamente libero in una periferia che ora è diventata centro e la viabilità collinare poteva ancora essere facilmente impostata. Perché tutto ciò non abbia avuto seguito, almeno nelle linee principali, non è dato sapere o perlomeno è anche facilmente immaginabile con il contrasto tra interessi pubblici e privati. Non serve evidentemente piangere sul latte versato, ma è importante sapere e ricordare per imparare, perché la situazione attuale non è venuta da sola e non è venuta senza responsabilità amministrative e politiche.

Oggi dobbiamo guardare all'interesse principale di creare un ambiente fruibile nel rispetto dei tanti parametri che attualmente vanno messi in conto. La viabilità tradizionale va oggi integrata con la mobilità alternativa delle piste ciclabili e va adattata alle necessità ambientali, della sicurezza e della vivibilità della città. Sicuramente un cambiamento importante come quello della trazione elettrica darà una mano per migliorare l'impatto sull'ambiente, ma andrà anche ristudiato il tessuto connettivo del trasporto pubblico in funzione di una nuova disciplina del traffico e dei parcheggi. Solo un aspetto dei molti da considerare. Non si può tornare indietro quindi, ma neppure avanzare con nuove cubature e nuove opere che non procedano secondo un percorso di sintesi di tutti gli aspetti ambientali, sociali, culturali che devono essere tutti valutati.

Annullando la crescita delle cubature, sarà indispensabile ripensare le volumetrie esistenti in un piano di ampio respiro, che favorisca la conversione e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio privato e pubblico, valorizzandolo e non penalizzandolo. E' il momento quindi di aprire una stagione di proposte concrete, propositive, che possano costituire il terreno di crescita economica, di sviluppo e di cambiamento della città: la sostenibilità dell'ambiente, del tessuto urbano e dei servizi, la connettività digitale, la sicurezza, la cultura sono le principali direttrici su cui agire.

E' il momento di creare su tali aspetti, e non solo, il programma per gestire la San Benedetto dei prossimi 30 anni.


da Mario Laureati
San Benedetto in AZIONE







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-05-2021 alle 15:22 sul giornale del 05 maggio 2021 - 141 letture

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