L'anniversario della Liberazione a San Benedetto. Il racconto di Tonino Armata

4' di lettura 26/04/2021 - Domenica pomeriggio anche se un po’ acciaccato, ho partecipato alla manifestazione del 25 aprile organizzata dall’ANPI di San Benedetto del Tronto con una bella sorpresa: c’erano parecchi giovani. Non solo anziani come me.

Per l’anniversario della Liberazione di San Benedetto del Tronto è stata organizzato un raduno con deposito di fiori sulle lapide iniziato a Piazza Nardone, per poi proseguire in via Paolini, quindi in via Mazzocchi e infine a Piazza Matteotti per celebrare la rinascita democratica della Città di San Benedetto del Tronto, simbolicamente coincidente con l’entrata in città delle truppe polacche nella notte tra il 18 e il 19 giugno 1944, data che sancì la fine dell’occupazione nazifascista e l’inizio della nuova era democratica, ma anche per dare il benvenuto nella comunità a coloro che, provenienti da altri Paesi, hanno scelto di diventare cittadini italiani a tutti gli effetti.

Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno a San Benedetto del Tronto si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. L’occupazione tedesca e fascista anche a San Benedetto non terminò in un solo giorno, ma si considera il 25 aprile come data simbolo perché nel 1945 coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere il controllo delle città.

La decisione di scegliere il 25 aprile come “festa della Liberazione” (o come “anniversario della Liberazione d’Italia”) fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”.

La data fu fissata in modo definitivo con la legge n. 269 del maggio 1949, presentata da De Gasperi in Senato nel settembre 1948. Da allora, il 25 aprile è un giorno festivo, come le domeniche, il primo maggio, il giorno di Natale e la festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno. La guerra in Italia non finì il 25 aprile 1945, comunque: continuò ancora per qualche giorno, fino agli inizi di maggio.

Il 18 giugno del 1944, San Benedetto del Tronto veniva liberata dall’esercito alleato guidato dal Generale Andersen. La città accoglieva con festeggiamenti le truppe che sfilavano lungo la spiaggia.

I soldati dell’esercito nazista erano in ritirata dopo aver lasciato morti e effettuato rappresaglie tra la popolazione. In zona Ponterotto lungo la provinciale per Acquaviva Picena, pacifici cittadini come Neutro Spinozzi, Salvatore Spinozzi e il Brigadiere dei carabinieri Elio Fileni venivano barbaramente uccisi da soldati tedeschi presenti nella zona sin dall’11 giugno. Sventagliate di mitra contro le case di cui alcune vennero occupate, i proprietari costretti a fuggire. Inermi cittadini venivano feriti, finte esecuzioni di ostaggi creavano un clima di terrore imposto dai soldati nazisti contro la pacifica popolazione.

Un contributo di sangue venne dato dai partigiani, Francesco Fiscaletti, i fratelli Antonio e Cesare Gabrielli e il figlio di quest’ultimo Luciano, Mario Mazzocchi, tutti concittadini di San Benedetto, il maresciallo dei carabinieri Luciano Nardone. Come non ricordare il guardiamarina Giovanni Nebbia per le sue imprese per mettere in salvo anche prigionieri inglesi, l’allora tenente della stazione dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa e il sottotenente della finanza Gian Maria Paolini fucilato da un plotone di esecuzione fascista insieme a Francesco Fiscaletti in località Santa Lucia, lungo la strada che collega San Giovanni Valdarno a Cavriglia.

I cittadini di San Benedetto si lasciavano alle spalle una città da ricostruire, semidistrutta dai bombardamenti alleati. Occorreva far ripartire l’economia locale, che dipendeva in gran parte dalla pesca.

I pescherecci, quelli rimasti, dovevano rientrare. Il porto e il mercato all’ingrosso del pesce seriamente danneggiati, dovevano essere necessariamente ricostruiti.

Il primo sindaco dopo la liberazione, dott. Carlo Giorgini insieme ai cittadini di San Benedetto, aveva il difficile compito di avviare la ricostruzione e l’economia della città.

Foto di Giuliano Chiavaroli








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-04-2021 alle 15:55 sul giornale del 27 aprile 2021 - 168 letture

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