Perché Sanremo è Sanremo? A proposito, hanno vinto i Maneskin

Vivere di emozioni, Sanremo 2021 6' di lettura 07/03/2021 - Vivere di Emozioni, nuovo appuntamento con la rubrica a cura di Azzurra Filottrani: il festival della musica italiana appena concluso.

Immaginiamo di essere a Montecatini, in Toscana, durante una calda estate del 1950. Visualizzo scene in bianco e nero ma di certo erano a colori. Si narra, da indiscrezioni che l’allora direttore Rai, Giulio Razzi e il concessionario del Casinò di Sanremo, Pier Busseti erano lì in vacanza per le cure termali e fra una bevuta e l’altra di acqua prodigiosa idearono “Sanremo”. Il primo aveva bisogno di nuove idee per rinnovare l’immagine della Rai e Razzi, dal suo canto aveva necessità di rilanciare la città dei fiori. Alle 22.30 del 29 gennaio 1951, cinque mesi dopo, in diretta radiofonica s’inaugurò il primo Sanremo, nel Teatro del Casinò e come ospiti, fra lo scintillio di gioielli e abiti sartoriali, gli abituali frequentatori della casa da gioco che si deliziavano delle esibizioni canore durante la cena servita ai tavoli. Nell’andirivieni di camerieri inamidati ci sono tre interpreti in gara con venti canzoni: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano. Vinse Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori”.

Ben presto la manifestazione si trasformò in un fenomeno mediatico di grande interesse da parte della stampa, nel 1955 iniziò ad essere trasmesso in diretta televisiva e presto in eurovisione. L’ottava edizione fu vinta da Domenico Modugno che trionfò con “Nel blu dipinto di blu” e diverrà la canzone italiana più celebre di sempre con oltre 22 milioni di copie vendute nel mondo e cinque settimane di permanenza alla prima posizione della hit-parade statunitense.

Le famiglie si riunivano nelle case, il fermento e l’attesa delle canzoni che si sarebbero intonate per tutto l’anno e inconsapevolmente per generazioni, uno specchio della società che racconta tutt’ora lo stato di salute del paese. Resiste da oltre settant’anni, qualcosa significherà pure!

Ci si domanda ancora perché Sanremo è Sanremo, fra inevitabili polemiche, critiche, successi, ironia, attualità. Le emozioni che la diretta televisiva ci regala arrivano fin dentro le case di milioni di ascoltatori che ne hanno decretato fin da subito un successo inimmaginabile. Nina Zilli dichiarò in passato di essere stata onorata di aver partecipato ad un concorso canoro che ha vissuto le esibizioni di mostri sacri della musica, da Mina a Stevie Wonder, era il suo sogno di bambina di cinque anni che lo guardava sempre e diceva alla mamma “da grande voglio andare là”.

Sanremo è rassicurante, ricorda alle persone la spensieratezza mista a felicità, un appuntamento con la propria memoria a ritroso nel tempo, fra l’affetto dei nonni, il calore dei genitori, con i fratelli e le sorelle a canticchiare sognanti in un’infantile innocenza profumata di ciambellone e camino acceso. La musica è parte integrante dell’essere umano, in tutte le culture, in ogni società fin da sempre. Un dono di cui non se ne può e non se ne dovrebbe fare a meno, tocca una zona talmente profonda di noi che la ragione non riesce a penetrarvi.

La musica è fluida, evanescente, diafana, ci trascina in luoghi a volte inesplorati e tempi lontani. E’ un linguaggio che ci emoziona, ci sorprende proprio quando non ce l’aspettavamo, proprio mentre stavamo perdendo la speranza, in essa si trovano le risposte che cercavamo, ci accorgiamo che i sentimenti che stiamo provando sono universali, non ci sentiamo soli. Sanremo ti mette faccia a faccia con tutte le emozioni: la rabbia, l’amore, la gelosia, la tristezza, la solitudine, lo stupore, che alla fine sono sempre le stesse ma continuano ad appassionarci. La musica che fa ridere, a volte infastidisce altre ci fa piangere. Un pianto bello, liberatorio, misto a gioia, che soddisfa, che salva.

Lo show continua, anche quest’anno con il covid, senza pubblico, per alcuni fuoriluogo per altri un appuntamento con l’evasione immancabile.

Comunque un grande spettacolo. Io e miei figli a preparare pop corn in padella per l’occasione, a fare pronostici, ognuno la sua canzone preferita, ad incantarci di fronte all’irriverenza fatta di provocazioni, estro e travestimenti misti a personalità e sensibilità di Achille Lauro e Maneskin, a catalizzarci nel carisma, nella bravura, nell’eleganza e il fascino di Malika Ayane, a cristallizzarci nella magia creata da Francesca Michelin e guai a chi la turba affiancandola, ad ipnotizzarci fra lo scuotere di frange e bellezza fuse all’energia carioca di Gaia, Annalisa e la serietà con cui affronta la sua musica. Orietta Berti e la sua confortante presenza che ci confonde un po’ anche lei con le conchiglie sul vestito, a metà fra la sirenetta e una rassicurante “ragazza cin cin” alla mano della porta accanto. Elodie a ricordarci quanto la sensualità e la bravura vengano spontanee quando sono innate. Qualche improvvisato passo liberatorio, con mio marito sparecchiando, sulle note spensierate, distese e non curanti di una “Musica leggerissima” con Colapesce e Dimartino, a divertirci con le battute da eterno animatore di Fiorello, come seduti sulle scalette dell’anfiteatro del Brucoli village, in Sicilia, appena spalmati di doposole al profumo di estate.

Ad arrivarci anche le emozioni scaturite dalle curiosità legate allo spettacolo: l’infermiera simbolo, ospite al palco dell’Ariston che devolve il suo cachet in beneficienza, Irama, positivo al covid che si gioca il suo momento, da solo in una stanza d’hotel guardando la sua esibizione registrata; un orecchino che cade, un microfono che non funziona, una scenografia che rievoca un’astronave proiettata verso il futuro con sette chilometri di strip led, gli orchestrali con le mascherine, i palloncini colorati al posto del pubblico, Zlatan Ibrahimovic a ricordarci quanto è importante provarci nella vita, che il fallimento è parte del successo, che anche i più grandi campioni a volte sbagliano e non per questo non sono dei grandi.

Guardo senza pregiudizio, senza lasciarmi sopraffare dalle impressioni altrui, ascolto con la voglia di farmi trasportare, irretire, provando a capire e ad immedesimarmi, facendo in modo che note, vibrazioni e interpretazioni facciano il loro corso fino a raggiungere epidermide, nervi, cuore, memoria rettiliana, considerata la parte più animale, arcaica, a contatto con gli istinti primordiali, in totale assenza di coscienza morale.

Siamo oramai tristemente abituati a certe persone che passano più tempo a criticare gli altri che a migliorare sé stessi. Facciamo invece in modo di fare la differenza, che ognuno si esprima alla sua maniera e andiamo oltre il look, togliamo peso al nostro ego patologico e facciamoci investire dall’essere altrui facendo nostro solo il meglio, elevandoci all’arte della diversità senza perdere di vista noi stessi.

"Perché in fondo qui sull’erba siamo mille mille … sento tutto sulla pelle pelle…" (Francesca Michelin e Fedez). La mia vincitrice del cuore..






Questo è un articolo pubblicato il 07-03-2021 alle 02:59 sul giornale del 08 marzo 2021 - 156 letture

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