Cannabis Light a San benedetto: dove comprarla

6' di lettura 15/01/2021 - Comune di 47 mila abitanti in provincia di Ascoli Piceno è un importante centro turistico e peschereccio della costa marchigiana.

È il comune più meridionale delle Marche ed ha un territorio stretto tra collina e mar Adriatico ad est. Collina su cui si è sviluppato l’antico nucleo urbano che, con la forte espansione avutasi negli anni Sessanta e Settanta, si è esteso anche alle pendici collinari. Deve il suo nome alla leggenda legata al martire Benedetto, soldato romano di Cupra marittima, decapitato per essersi rifiutato di abiurare il cristianesimo, il cui corpo, gettato in mare, fu trasportato da alcuni delfini sulle sponde dell’odierna San Benedetto, e fu ritrovato da un contadino che lo seppellì su un colle, su cui attualmente si trova l’Abbazia di San Benedetto Martire.
Le origini della città non sono ancora state del tutto chiarite. Tradizionalmente si ipotizzava che la città avesse origini medievali, ma nel 2011 degli scavi archeologici portarono alla luce dei reperti di epoca romana. Quindi si ritiene possibile fosse stata una colonia romana, più precisamente la città di Truentum.

Città dalla vocazione turistica già a partire dall’Ottocento, capì di dover puntare sul turismo per incentivare lo sviluppo dell’economia locale. Tra Ottocento e Novecento nacquero così le prime strutture alberghiere e balneari e furono fatti lavori di miglioramento dei viali marini più importanti. Tutto ciò a favore di un turismo che è attratto tanto dalle bellezze della costa sanbenedettese quanto dalle feste religiose e tradizionali, in cui è possibile ritrovare gli usi e i costumi della popolazione.

Città dal grande folklore che, però, non vuole essere da meno rispetto le novità dei tempi che corrono e che ben si è aperta al rinnovato interesse verso il commercio di cannabis light. Sono infatti presenti sul territorio diversi punti vendita volti alla vendita al dettaglio di inflorescenze di cannabis light e svariati prodotti da essa derivati: come oli, infusi, spuntini dolci o salati, barrette energizzanti e addirittura pasta e farina alla cannabis. Tanti sono i prodotti che si possono ottenere dalla cannabis proprio perché questa pianta, al di là delle tante controversie a cui ancora è sottoposta, può essere impiegata per innumerevoli usi e ha innumerevoli proprietà sia alimentari che terapeutiche.

Cos’è la cannabis light?
La cannabis, nome latino della canapa, è una pianta originaria dell’Asia centrale, caratterizzata da fibre molto resistenti e semi ricchi di principi attivi. È una pianta erbacea che può raggiungere lunghezze di anche 5 metri di altezza e generalmente è una pianta dioica spontanea, cioè ogni pianta ha un genere preciso, tra maschile e femminile, anche se esistono esemplari ermafroditi, sviluppatisi in seguito a meccanismi di autodifesa, in modo da potersi autoimpollinare. Per secoli ha avuto diversi utilizzi, da quello alimentare a quello tessile, e con svariati usi anche in ambito terapeutico e nell’industria. Usi che dipendono dalle caratteristiche stesse delle diverse tipologie di canapa, in particolare dal contenuto di due particolari sostanze presente nelle foglie: i cannabinoidi (CBD), componenti chimici che vanno ad inibire le neurotrasmissioni legate al dolore, e i tetraidrocannabinoli (THC), dei particolari cannabinoidi che interagiscono col sistema nervoso causando alterazioni delle percezioni e delle sensazioni fisiche.

Specie di cannabis
Le specie più conosciute sono tre: la Canapa Sativa, la Canapa Indica e la Canapa Ruderalis.

La Sativa è quella più diffusa ed anche quella con concentrazioni di THC maggiori. Originaria delle zone equatoriali, presenta una configurazione poco fitta e più ariosa, proprio a causa dei climi caldi ed umidi in cui si è diffusa. Climi che hanno condizionato anche i cicli di fioritura, che sono i più lunghi tra le diverse specie e che la rendono anche quella dalla resa produttiva più elevata. Le concentrazioni di CBD sono invece minori rispetto le altre specie e per questo ha effetti maggiori sulla stimolazione del sistema nervoso ed è principalmente indicata a scopo terapeutico.

L’Indica ha invece una conformazione più bassa e più cespugliosa rispetto la sativa, data dalle condizioni ambientali più rigide in cui si è sviluppata. È infatti tipica delle zone subtropicali caratterizzate da brevi periodi di luce solare, che le hanno determinato anche una fioritura più rapida, proprio per sfruttare al massimo l’apporto di luce. Differenti sono anche gli effetti, che contrariamente alla sativa, che sono per lo più energizzanti, per l’indica producono un generale rilassamento a chi la utilizza. Questo grazie ad un rapporto elevato sia di CBD che di THC, ma anche grazie ad una particolare molecola non psicoattiva, il mircene, che ha proprietà sedative, antiinfiammatorie ed antisettiche.

Ultima tra le tre specie più conosciute è la Ruderalis, originaria di alcune aree dell’Est Europa e dell’Asia, e della Russia, in cui si può trovare con estrema facilità come pianta infestante. Deve infatti il nome dal nome ruderalis, che sta a indicare la sua straordinaria capacità di adattarsi a climi freddi e ostili e a territori aridi e poco fertili. È infatti una pianta estremamente robusta, bassa e compatta, che ha, a differenza delle altre, un’insolita capacità auto-fiorente, senza aver bisogno di stimolazione luminosa. Proprio per questo è molto utilizzata nell’ibridazione con le altre specie per ottenere ibridi auto-fiorenti, che hanno cicli di crescita più rapidi e vantaggi nella resa produttiva. Come specie a sé stante è sicuramente quella, tra le tre, con la più bassa concentrazione di THC e CBD che la rendono poco funzionale a livello terapeutico.


Cenni normativi sulla cannabis light
La cannabis light è quella con un contenuto basso di THC. L’attuale normativa italiana ha stabilito una soglia massima non superiore allo 0,2%, e non ha mai vietato la coltivazione della canapa a fini industriali. Negli anni ’70 ’80 le forze dell’ordine, però, hanno fortemente ostacolato la produzione industriale a causa di un’interpretazione errata della legge. Bisogna aspettare il 1997 per l’emissione di una circolare in cui ne viene disciplinata ulteriormente la coltivazione, ma solo nel 2016 è stato poi approvato un decreto che introduce nuove egolamentazioni e soprattutto promuove la coltivazione della cannabis light nel territorio italiano. Decreto entrato in vigore solo nel 2017, che ha incentivato la nascita di centinaia di ziende, spesso formate da giovani imprenditori, che stanno contribuendo a rilanciare la coltivazione della cannabis nostrana, da sempre conosciuta come una delle canape di migliore qualità al mondo.






Questo è un articolo pubblicato il 15-01-2021 alle 14:43 sul giornale del 15 gennaio 2021 - 22 letture

In questo articolo si parla di redazione, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bJyN