Urbanizzazione e ambiente: a Monteprandone lo sviluppo più esteso della provincia

2' di lettura 16/04/2015 - “Una volta qui era tutta campagna”. Frase retorica ma non troppo. L’urbanizzazione del nostro territorio non ha conosciuto sosta nel corso degli ultimi decenni. Zone dove c’erano solo campi e strade brecciate si sono trasformate in quartieri residenziali o commerciali. Ma quali sono i comuni della nostra zona che hanno “consumato più suolo”a scapito del territorio di una volta privo di così tanto cemento?

Nella nostra regione il record di urbanizzazione in percentuale, spetta al comune di Altidona con una percentuale del 1.080 %.

I dati sono estrapolati dalla comparazione degli anni 1954 - 2010. Nella provincia di Ascoli Piceno il primato appartiene al comune di Monteprandone. Se nel 1954 gli ettari utilizzati a uso urbano erano solo 56, cinquantacinque anni dopo era di 443. Praticamente il 689% in più. Si tratta di un cifra molto elevata visto che solo altri cinque comuni marchigiani hanno fatto di meglio o di peggio, secondo i punti di vista.

Chi qualche decennio fa transitava per la Salaria e attraversava Centobuchi non avrebbe mai immaginato uno sviluppo come quello odierno che ha portato la cittadina a contare oltre 10.000 abitanti. Un discorso simile lo si potrebbe fare anche per Monsampolo del Tronto e logicamente per la sua frazione Stella, dove risiede la maggior parte della popolazione. Molti ricordano quando una cinquantina d’anni fa erano pochissime le case adiacenti, anche qui, sulla strada principale la Salaria; veramente si poteva dare uno sguardo a destra e sinistra e osservare solo campagna e qualche baracca per gli attrezzi. In questo caso l’urbanizzazione è stata ben del 504% in più.

Questa urbanizzazione concentrata andrebbe ripensata, secondo molti, anche in considerazione dell’importante patrimonio paesaggistico del nostro territorio. Infatti un dato contradditorio che fornisce l’Atlante del consumo del suolo fornito dalla Regione Marche, da dove abbiamo ricavato i dati riportati sopra, mostra che all’incremento di case, industrie e altre costruzioni, del 275% non è stato proporzionale all’aumento della popolazione cioè solo il 15%. In un certo senso grandi colate di cemento superiori di 18 volte quelle veramente necessarie. Comunque, indietro non si può tornare e onestamente bisogna ammettere che sono molti quelli che da sempre hanno preferito la città con le sue comodità rispetto ad ambienti rurali o campestri.


di Roberto Guidotti  
redazione@viveresanbenedetto.it





Questo è un articolo pubblicato il 16-04-2015 alle 00:01 sul giornale del 17 aprile 2015 - 424 letture

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