Indagine 'IN-DOLORE', presenti nello studio anche 3 strutture dell'Area vasta 5

6' di lettura 15/04/2015 - C’è ancora molto da fare in Italia per il trattamento del dolore nei bambini e negli anziani, così come nei Pronto Soccorso: carente l’informazione ai pazienti su quanto disposto dalla legge 38/2010 e i diritti che ne derivano; e spesso le strutture non formano adeguatamente il personale sanitario. Il dolore viene registrato quasi sempre in cartella clinica e trattato tempestivamente con terapie farmacologiche, ma in un caso su due non ne viene rilevata l’intensità con strumenti ad hoc.

Sono questi alcuni dei risultati scaturiti dall’indagine IN-DOLORE realizzata dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, con il sostegno non condizionato di Grünenthal. Hanno aderito allo studio 46 strutture sanitarie italiane, sia pubbliche che private-convenzionate, in rappresentanza di 15 regioni italiane; l’obbiettivo che si prefigge il monitoraggio, che ha riguardato in totale 214 reparti ospedalieri e 711 degenti intervistati, è il miglioramento del grado di attenzione al diritto di evitare le sofferenze e il dolore non necessari, sancito dalla Carta Europea dei diritti del malato e dalla Legge 38/2010.

Sul sito di Cittadinanzattiva (www.cittadinanzattiva.it/in-dolore) è possibile visionare le strutture coinvolte e il relativo attuale livello di attenzione al trattamento del dolore; nell’atrio di ciascuna struttura monitorata è stato successivamente affisso un poster con i “risultati” raggiunti.

"E’ oggi più che mai indispensabile avere informazioni attendibili sul rispetto dei diritti dei cittadini in merito alla terapia del dolore, anche perché l'attuale sistema di finanziamento per l'attuazione della Legge 38/2010 è basato sulla presentazione di "Progetti Obiettivo" da parte delle Regioni e sull'assegnazione delle risorse da parte del Ministero. Si tratta di 100 milioni di euro l'anno ed i meccanismi di verifica e controllo sugli stessi progetti sono troppo deboli. Questo sistema va rivisto completamente a partire dal riconoscimento di una forma precisa di rimborsabilità delle prestazioni di terapia del dolore”. Queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

“IN-DOLORE indica molto chiaramente quali siano le priorità d'intervento: le Istituzioni nazionali e quelle regionali devono puntare sulle attività di informazione e sensibilizzazione rivolte a cittadini e professionisti della sanità, sui diritti sanciti dalla Legge 38/2010 e sull'importanza della loro applicazione”, ha continuato Aceti, “oltre che aumentare il livello di attenzione verso anziani e bambini per dare voce a chi non ha voce e curare il passaggio dall'ospedale al domicilio del paziente, vero anello debole del Sistema. Infine è il momento di inserire il parto indolore nei L.E.A. (Livelli Essenziali di Assistenza), oggetto di aggiornamento proprio in queste settimane”.

Alcuni risultati

E’ presente un apposito spazio sul trattamento del dolore in cartella clinica in 8 casi su 10; meno frequente (solo il 63%) la presenza di spazi per registrare il dolore per persone con difficoltà

a verbalizzare (bambini, persone con deficit cognitivi). I comitati ospedale territorio senza dolore,

previsti dalla Legge 38/2010, sono presenti nel 70% dei casi.

Sul versante della informazione ai pazienti emerge che le informazioni sul sito web aziendale sono presenti in 7 casi su 10, ma non sempre facilmente “rintracciabili”; il 60% degli Ospedali non mette a disposizione materiale informativo su ciò che offre l’azienda in relazione al dolore. Soltanto il 24,9% dei degenti intervistati dichiara di essere stato informato sui suoi diritti in merito al dolore.

Dalle interviste ai degenti è emerso che all’87.7% è stato chiesto se provavano dolore; soltanto al 45.2% è stato chiesto di esprimere l’intensità del dolore attraverso un apposito strumento; nel 16.4% dei casi il dolore non è stato creduto o è stato sminuito. Nel 95.2% di casi il dolore segnalato dal paziente è stato trattato; il 91.8% dei rispondenti dichiara che l’intervento è stato tempestivo e nella stragrande maggioranza (97.9%) il trattamento è avvenuto con farmaci. Nel 28% dei casi non esiste la procedura che preveda la consegna dei farmaci necessari a proseguire la terapia analgesica al momento della dimissione.

La formazione del personale sulla gestione del dolore è un aspetto da migliorare tanto per i medici quanto per gli infermieri: la partecipazione a corsi di formazione, cui abbia partecipato complessivamente almeno il 75% dei sanitari coinvolti nella gestione del dolore – infatti – è stata riscontrata soltanto in 4 strutture su 10.

In ambito pediatrico c’è ancora molto da fare: in una struttura su 3 mancano protocolli per procedure non farmacologiche e in 1 su 5 mancano protocolli di riduzione del dolore da parte degli infermieri mediante farmaci ad uso locale. In caso di intervento chirurgico, il 69% delle strutture stabilisce da protocollo che i genitori possono stare con il bambino nella pre-anestesia e al risveglio. Per il 64.4% dei minori sottoposti a procedure invasive sono state usate tecniche per ridurre l’ansia/disagio da dolore; solo nel 50% dei casi di procedure diagnostiche invasive (ad es. prelievo con ago cannula), sono stati usati farmaci ad uso locale, quali ad es. pomate a base di lidocaina.

Altrettanto critico è il trattamento del dolore nell’anziano: mancano protocolli specifici nel 76% dei reparti di medicina interna/generale monitorati.

Passando ai singoli reparti monitorati emerge che in ginecologia-ostetricia circa la metà delle strutture attua la parto-analgesia, con anestesista dedicato tutti i giorni per 24 h; nei reparti di chirurgia ortopedica si usano strumenti per la rilevazione e valutazione periodica del dolore ma solo 2 strutture su 10 hanno provveduto a formare almeno il 90% del personale. Nei Pronto Soccorso la riduzione del dolore non è così scontata: solo nel 52% dei casi esistono protocolli o procedure per ridurlo durante manovre o interventi dolorosi (ad esempio, suture o rimozione di corpi estranei).

Per quanto riguarda la nostra Area Vasta 5, hanno aderito all’indagine “IN-DOLORE”:

♦ l’ospedale “Madonna del Soccorso” per il Distretto Sanitario di San Benedetto del Tronto;

♦ l’ospedale “Mazzoni”, la “Casa d Cura Villa S. Giuseppe” e la “Casa di Cura Villa S. Marco” per il Distretto Sanitario di Ascoli Piceno.

I risultati migliori sono stati rilevati presso l’ospedale “Madonna del Soccorso”, che ha risposto positivamente al 69% dei requisiti richiesti dalla legge e presso l’ospedale “Mazzoni” collocato al 66%, a seguire la “Casa di Cura Villa S. Giuseppe” e la “Casa di Cura Villa S. Marco”.

Il Tdm di Ascoli Piceno ha successivamente tenuto incontri separati con i referenti ed i sanitari delle due Case di Cura e con il Comitato Ospedale Territorio Senza Dolore (COTSD) dell’Area Vasta 5.

Oltre ad esaminare i risultati sia nazionali che delle singole strutture interessate, sono state individuate collegialmente le strategie da mettere in atto per sanare i punti deboli emersi, nell’obbiettivo del miglioramento prestazionale continuo.

Su invito del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva di Ascoli, le Direzioni Sanitarie delle quattro strutture coinvolte nel monitoraggio si sono impegnate a partecipare collegialmente ad un prossimo evento sul tema del dolore con l’intento di coinvolgere soprattutto la cittadinanza e le associazioni/organizzazioni sensibili.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-04-2015 alle 15:02 sul giornale del 16 aprile 2015 - 442 letture

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