Dopo la scuola un secondo lavoro senza autorizzazione, denunciato un docente 45enne

2' di lettura 07/03/2015 - La Compagnia della Guardia di Finanza di San Benedetto del Tronto ha sorpreso un dipendente pubblico durante uno dei consueti controlli avviati dall’Ispettorato del Dipartimento della Funzione Pubblica per il tramite del Nucleo Speciale Pubblica Amministrazione della Guardia di Finanza di Roma.

G.F., di anni 45, docente presso un istituto scolastico dell’entroterra sambenedettese era titolare anche di una partita IVA relativa ad attività di intermediazione commerciale, per la quale non aveva mai richiesto alla Pubblica Amministrazione di appartenenza il rilascio della prevista autorizzazione a svolgere tale tipo di attività.

Nello specifico la normativa del settore, in virtù del “dovere dell’esclusività” che caratterizza il rapporto d’impiego con la Pubblica Amministrazione, pone infatti il divieto, per i dipendenti pubblici,
di esercitare il commercio, l'industria e le professioni, ovvero assumere impieghi in società costituite a fine di lucro, così anche non consente la possibilità di cumulare diversi impieghi pubblici; una regola generale che investe tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Ci sono tuttavia alcune deroghe ed eccezioni per le quali una preventiva autorizzazione deve essere rilasciata dall’Ufficio della Pubblica Amministrazione che ha in forza il dipendente.

Dagli accertamenti delle Fiamme Gialle però il docente sambenedettese svolgeva da alcuni anni l’attività di intermediazione “extra officio” in forza di un contratto stipulato con una società di un' altra provincia alla quale aveva presentato una falsa attestazione, rilasciata in sede di assunzione nei ruoli della Pubblica Amministrazione che certificava la sua iniziale condizione, ossia l'assenza di alcuna attività al di fuori del lavoro d’ufficio.

Oltre le conseguenze penali a carico del dipendente pubblico, denunciato per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, particolarmente pesanti sono state le sanzioni amministrative : oltre 160.000 euro, a carico del rappresentante della società, responsabile di aver conferito l’incarico al dipendente pubblico senza la prescritta autorizzazione e per aver omesso la comunicazione, all’Ufficio pubblico di appartenenza, nei termini di legge, dei compensi corrisposti al medesimo nell’arco di cinque anni.






Questo è un articolo pubblicato il 07-03-2015 alle 16:03 sul giornale del 09 marzo 2015 - 580 letture

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