Fideas Eventi: intervista a Alessandra Marcozzi, la coautrice del manuale teorico- pratico 'I fondi europei 2014-2020.Guida operativa per conoscere ed utilizzare i fondi europei'

5' di lettura 09/02/2015 - Laureata in Economia e commercio, con indirizzo in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali, integra la propria formazione con corsi in progettazione europea, management dell'innovazione e specifici programmi europei. Dal 2008 si occupa di progettazione, sviluppo e gestione di progetti finanziati con risorse europee, nazionali e regionali. Il manuale è il suo primo prodotto editoriale.

Di seguito l'intervista con alcune brevi domande sul percorso tematico del manuale con gli spunti di riflessione sulla situazione economica europea.

1 Come è nato il suo interesse per le Economie Internazionali?

Gli stati dell’Unione Europea differiscono tra loro in ragione delle peculiarità culturali, economiche, sociali che li caratterizzano e li delineano. In Europa, esistono paesi in cui le persone godono di uno stato di benessere elevato e altri in cui il livello di vita è nettamente inferiore.

Nonostante queste diversità e i contrasti che spesso si verificano, i principi che caratterizzano l’Unione Europea restano forti e immutati nel tempo: garantire la pace tra gli Stati membri, cooperare per l’utilità reciproca e assumere un comportamento sempre più unitario. Non a caso il motto dell’UE è “Unita nella diversità”.

Da oltre 50 anni l’UE ha percorso un importante itinerario con il suo impegno a favore della democrazia, dei diritti umani e della pace. Tale impegno è stato onorato dal conferimento del premio Nobel per la pace nel 2012. L’Unione Europea è, infatti, la prima unione di stati a cui è stato concesso un tale onore.

È noto che l’Europa si pone obiettivi ambiziosi attraverso la strategia Europa 2020 nel campo dell’occupazione, della ricerca e innovazione, dei cambiamenti climatici e della sostenibilità energetica, dell’istruzione e della lotta alla povertà e all’emarginazione. Per la realizzazione di questi obiettivi stanzia fondi ingenti attraverso un’opportuna programmazione settennale.

Lavorare alla progettazione europea vuol dire poter contribuire, anche se in piccolissima parte, alla realizzazione di questi obiettivi attraverso la realizzazione di progetti che hanno ricadute anche sul nostro territorio, sulle nostre imprese, sui cittadini e in particolare sulle fasce più deboli come giovani e disoccupati.

2 Nel suo libro illustra regole e modalità per la creazione di "progetti europei". Quanto sono stati utilizzati in Italia e in particolare nelle Marche?

La politica di coesione indica il quadro politico di solidarietà a livello europeo grazie al quale centinaia di migliaia di progetti in tutta Europa beneficiano dell’aiuto di due fondi strutturali, ossia il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) ed il Fondo sociale europeo (FSE), nonché del Fondo di coesione. L’Italia non rientra tra i beneficiari del Fondo di coesione.

Nel periodo 2007-2013, per l’Italia sono stati stanziati euro 27.952.613.430 ma ne sono stati utilizzati euro 16.290.125.356,32. A fine luglio 2014, l'Italia aveva impiegato, quindi, appena il 58,28% delle risorse messe a disposizione dall'Europa, un dato che ci colloca in coda alla classifica. La situazione non è omogenea a livello territoriale: per quanto riguarda il FESR, il dato è la media tra il 73% raggiunto nelle regioni del Centro-Nord (che quindi dovrebbero centrare il pieno impiego delle risorse entro la scadenza fissata alla fine del prossimo anno) e il 57% del Mezzogiorno. Campania, Calabria e Sicilia sono le regioni che maggiormente faticano a impiegare le risorse a disposizione, mentre a livello settoriale il ritardo riguarda principalmente i programmi per la cultura, il turismo e le infrastrutture di trasporto.

Nella Regione Marche nel periodo 2007-2013 dei 222,19 milioni di euro stanziati, mancano all’appello 75,56 (di cui 39,56 milioni di euro fondo FESR e 36 milioni di euro fondo FSE).

3 Ci sono in Europa, a suo avviso, nazioni che possiamo prendere a modello?

La Polonia costituisce senza dubbio un esempio da seguire nella gestione dei fondi europei. Il governo polacco opera, infatti, perseguendo gli obiettivi di una economia competitiva, una migliore qualità della vita per i cittadini polacchi ed infrastrutture moderne.

La Polonia è, in termini assoluti, il primo beneficiario netto dei fondi europei, dopo la sua adesione all’UE. Nel 2007-2013 ha ricevuto finanziamenti per 80 miliardi di euro, di cui 67,3 miliardi provenienti da fondi strutturali e di coesione, e 14 miliardi da finanziamenti per l’agricoltura e la pesca.
A fronte dei 74 miliardi investiti, ben il 97,5% dei fondi della programmazione 2007-2013, c’è stato un ritorno, in contratti stipulati di circa 98 miliardi di euro, con 24 miliardi di utili.

Nella nuova programmazione 2014-2020, la Polonia riceverà ben 82,5 miliardi di euro tra fondi strutturali e di coesione.

Dal 2004 anno della sua adesione, la Polonia, grazie all’utilizzo dei fondi strutturali, è riuscita a creare più di 300mila posti di lavoro, 25 mila nuove aziende, e inoltre a costruire 11 mila km di strade e ponti, 1661 km di linee ferroviarie, rinnovando il parco mezzi del trasporto pubblico locale e riqualificando i quartieri periferici, attraverso l’apertura di nuove scuole pubbliche, un museo della scienza, ospedali digitalizzati ed una galleria del vento. Inoltre sono stati creati 40 mila km di linee internet a banda larga e fatti investimenti nel settore della ricerca scientifica e sviluppo.

4 I Fondi Europei 2007/2013 impiegati in Italia hanno rivelato una netta discrepanza tra Nord e Sud. A cosa è dovuta secondo lei questa differenza?

La mancata spesa ad opera delle Regioni del sud è dovuta ad una molteplicità di fattori, tra i quali emerge, in particolare, la mancanza di capacità nelle amministrazioni regionali e locali di programmare e gestire i fondi combinata con un contesto politico spesso instabile.

Se prendiamo ad esempio regioni come Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna, notiamo che l’ammontare dei fondi FESR effettivamente impiegati varia dal 74 al 79 per cento, mentre diminuisce al 14-55 per cento in regioni come Calabria, Campania e Sicilia. Tale situazione in Italia evidenzia il più ampio problema della discrepanza tra le varie regioni d’Europa.

Quì tutte le informazioni e i contatti per trovare il manuale.


di Valentina Vagnoni
redazione@viveresanbenedetto.it







Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 09-02-2015 alle 20:51 sul giornale del 10 febbraio 2015 - 1808 letture

In questo articolo si parla di economia, redazione, pubbliredazionale, fideas srl, Valentina Vagnoni, Alessandra Marcozzi San Benedetto del Tronto

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