Grottammare: il progetto A.N.I.M.A., per Italia Nostra è un 'inutile spreco'

Progetto A.N.I.M.A. Grottammare 2' di lettura 26/06/2014 - La riduzione dei suoli fertili è una dei problemi centrali per l’assetto del pianeta: processi di desertificazione, aumento delle richieste agroalimentari, aumento della popolazione e delle superfici insediate fanno si che il suolo sia una delle risorse la cui carenza, per il diretto rapporto con la produzione agroalimentare e per la difficoltà a rigenerarla, mette a rischio l’esistenza delle comunità e l’autonomia dei Paesi.

In ragione di questa priorità l’Europa ha posto nella sua politica una limitazione al consumo di suolo e al contempo promuove e stimola con grande attenzione le soluzioni insediative che riducono il consumo dei suoli.

Tra i Paesi europei l’Italia ha una delle situazioni più gravi: si consumano decine di ettari al giorno per urbanizzazioni, infrastrutturazioni nonostante non ci sia né reale richiesta di costruito né crescita demografica e si riscontri invece un abbandono diffuso di edifici e di aree strutturate in cui non si svolgono più (e spesso non si sono mai svolte) attività produttive o residenziali: comportamento suicida per il Paese che perde ogni anno superficie fertili nella misura dell’8% (10 mq al secondo), riducendo le capacità produttive delle comunità e aumentandone la dipendenza dai paesi esteri anche per gli alimenti base.

Un Buon Governo del territorio, nel segno della difesa degli interessi della comunità e prima di procedere a trasformare il suolo agricolo, dovrebbe verificare l’effettiva necessità di ogni nuovo manufatto, la disponibilità sul territorio di contenitori non utilizzati in cui collocare le attività e le iniziative ritenute necessarie e la capacità nella successiva gestione del manufatto (per evitare che vi siano altre carcasse vuote e abbandonate).

Solo a questo punto il Buon Governo dovrebbe convocare il progettista chiedendogli di applicare la creatività non alla definizione di una forma, ma alla risoluzione di un problema: “Ho bisogno di un luogo per svolgere una funzione prioritaria e inalienabile per la comunità, non voglio occupare altro spazio, ho delle volumetrie esistenti.

Tu architetto sei chiamato a trovare una soluzione progettuale inserita nel paesaggio, ad elevata efficienza energetica, della minore cubatura possibile (perché costruire è comunque inquinante e mantenere edifici grandi è energeticamente insostenibile)”.

E’ troppo semplice operare scelte in continuità con le modalità che hanno destrutturato il nostro territorio non corrispondendo alle effettive esigenze e richieste dei cittadini.

Oggi ad una amministrazione si chiede di più: si chiedono prospettive a lungo termine, non demagogiche, ben progettate, partecipate, innovative (non nella forma). Non monumenti, ma costruzioni utili e ambientalmente sostenibili.

Nel pdf le criticità del progetto.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-06-2014 alle 16:39 sul giornale del 27 giugno 2014 - 1162 letture

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