L’assessore alle politiche del mare Settimio Capriotti in merito al fermo pesca

Settimo Capriotti 2' di lettura 25/08/2010 -

Prendo spunto dall’intervento giorni scorsi dell’assessore regionale Giannini, che ha voluto ricordare le ragioni per cui si è giunti ad una richiesta di proroga del fermo pesca fino al 15 settembre, per dare atto al mondo della pesca della nostra città di aver posto un problema reale, quello dell’assenza di qualsiasi sostegno in coincidenza con un prolungamento del fermo obbligatorio che, di fatto, si risolverà in uno stop dell’intero settore, già in difficoltà per i gravi problemi che attanagliano la categoria.



Io mi auguro che l’impegno della Regione di chiedere la cassa integrazione possa avere successo e aggiungo che, in alternativa, le autorità governative potrebbero benissimo prendere in considerazione la possibilità di individuare forme di sgravi che compensino il danno che inevitabilmente colpirà il settore per questi ulteriori 15 giorni di fermo. Va anche ricordato però che i nostri pescatori hanno sempre manifestato la loro attenzione verso la difesa dell’equilibrio del sistema – mare, non fosse altro per la semplice ragione che dalla tutela di questo equilibrio dipende il futuro del loro lavoro.

Sono convinto dunque che abbiamo perfettamente compreso le finalità dell’iniziativa ma abbiano legittimamente manifestato il loro disagio per l’indubbio sacrificio che saranno costretti a sopportare. Un disagio che sarà ricompensato dalla disponibilità, al momento della ripresa della pesca, di prodotto ittico migliore per quantità ma anche per qualità.

Credo che si debba da subito cominciare a ragionare insieme su cosa fare in futuro e l’Amministrazione comunale che rappresento farà la sua parte per arrivare, come spiega l’assessore Giannini (confermando l’impegno assunto durante la sua visita da neoeletta a S. Benedetto), alla costituzione di quel tavolo di concertazione al quale possano prendere la parola sia coloro che sul mare e per il mare vivono sia gli esperti che possano fornire dati inconfutabili per far sì che dal territorio, e non da qualche stanza ministeriale, arrivi una proposta univoca, concertata non solo sul periodo più idoneo per attuare il fermo pesca ma anche sulle zone di volta in volta da coinvolgere.

Con queste proposte documentate e concordate, poi, bisognerà aprire il confronto con le altre marinerie adriatiche, italiane e no. Lo sforzo di pesca va interrotto quando e dove si è certi che il pesce si sta riproducendo: questo è il semplicissimo concetto che dovrebbe essere alla base di ogni decisione ma che, come purtroppo abbiamo sperimentato, troppe volte in passato è stato ignorato






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-08-2010 alle 15:57 sul giornale del 26 agosto 2010 - 912 letture

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