Pescatori in sciopero: le alici costano troppo

2' di lettura 22/04/2010 - Marineria in sciopero, monta la protesta. Le imbarcazioni dedite alla pesca del pesce azzurro si sono infatti fermate mercoledì, e non sono quindi uscite in mare, per opporsi al prezzo troppo basso delle alici. La richiesta è quella di misure atte a regolamentarne la pesca nel mare Adriatico.

Anche lo scorso anno la questione fu al centro di feroci polemiche. Tonnellate di alici vennero infatti gettate in mare piuttosto che essere svendute.

Tra le altre cose, i costi della pesca continuano ad aumentare. Il gasolio si attesta ormai sui 60 centesimi al litro, mentre il costo delle casse vuote sarebbe passato da 33 a 42 centesimi l'una. "Così non si va avanti - questo il grido della marineria locale - uscire in mare non conviene più".

Secondo gli armatori una giornata di pesca comporterebbe una spesa di mille euro al giorno, mentre il prezzo della singola cassa di alici si è abbassato da 20 a 6 euro. Questo, pare, a causa della presenza nelle stesse del batterio anisakis, dannoso sulla salute dell'uomo sul prodotto crudo o marinato. Secondo i pescatori, in alcuni mercati del nord Italia, si sarebbero verificati sequestri di casse di pescato e sarebbe stato questo l'elemento principale che avrebbe concorso a svalutarne il prezzo.

Le alici più piccole, in cui pare che ci sia una minore presenza di anisakis, secondo i pescatori locali sarebbero un mercato "in mano" alle marinerie del nord Adriatico. I pescatori sono stati ricevuti in Comune, dove hanno incontrato l'assessore Settimio Capriotti. I lavoratori coinvolti sono circa un centinaio.

Da parte sua Capriotti, delegato alle questioni del porto, si appella alla Regione ed al Governo, chiedendo che si attinga al Fondo europeo per la Pesca: "Nel campo dell'agricoltura di qualità l'ex ministro Zaia ha lavorato bene, chiediamo la stessa attenzione anche per il mondo della pesca.
A San Benedetto, con questa crisi occupazionale, non ci possiamo permettere una ulteriore crisi. Ne risentirebbe la marineria, con le barche che rimangono a terra e i pescatori senza stipendio. Ma anche l'indotto, i cantieri, le industrie di trasformazione del pescato, la ristorazione, il turismo
".






Questo è un articolo pubblicato il 22-04-2010 alle 12:02 sul giornale del 23 aprile 2010 - 971 letture

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