Carceri: tossicodipendenti e custodia cautelare, il garante Andrea Nobili in visita alla Casa Circondariale di Marino del Tronto

Carcere 09/11/2017 - Tra luglio e novembre il Garante regionale dei diritti dei detenuti Andrea Nobili ha visitato la Casa Circondariale di Marino del Tronto, la CC di Montacuto e la Casa di Reclusione Barcaglione.

A seguito dell'ultima visita a Marino ha commentato “Una situazione senza dubbio problematica che necessità di interventi immediati per ripristinare condizioni di normale vivibilità per i detenuti”. A seguito della visita di Montacuto aveva tra l’altro evidenziato "Alle problematiche legate al sovraffollamento si aggiungono quelle relative alla presenza di detenuti con problemi di tossicodipendenza e patologie psichiatriche”. Il Garante ha sollecitato l'intervento del DAP e l'onorevole Emanuele Lodolini si è impegnato a presentare una interrogazione parlamentare.


Ad Ottobre, su iniziativa di Radicali Italiani, abbiamo visitato gli stessi carceri. Oltre a quanto evidenziato dal Garante, che ringraziamo per la sua azione, poniamo l’attenzione su alcune
categorie di detenuti che destano preoccupazione: 127 sono tossicodipendenti (27%) e 110 sono in attesa di giudizio (24%). Sono inoltre presenti 108 malati cronici (23%) e 133 stranieri (28%). La legislazione vigente permette (e le migliori pratiche suggeriscono) l'esecuzione "esterna" della pena per i consumatori di sostanze autori di reato, nei casi di reati droga-correlati e in assenza di rischi sociali o di sicurezza. Consistono in arresti domiciliari, trattamento in comunità, altre residenze specifiche con maggiori probabilità di recupero e minori costi economici e sociali.


In secondo luogo, rispetto agli imputati in attesa di giudizio, il comitato anti tortura del Consiglio d'Europa, rivolgendosi in particolare alla situazione italiana, ricorda che "la custodia cautelare, data la sua natura invasiva e tenendo a mente il principio della presunzione di innocenza [...] deve essere utilizzata solo come ultima misura". Temiamo che, almeno in parte, per questi soggetti la detenzione in carcere sia la conseguenza di una difesa impreparata sul caso, di difficoltà linguistiche o della mancanza di un domicilio.


La riforma dell’ordinamento penitenziario approvata quest’anno prevede tra l’altro l’ampliamento dell’ambito di operatività delle misure alternative alla detenzione, ma non è ancora in vigore per la mancata emanazione dei decreti attuativi; motivo per cui Rita Bernardini con il Partito Radicale il 16 ottobre ha ripreso - insieme a migliaia di detenuti - un digiuno ad oltranza per “incoraggiare” il ministro Orlando a completare l’iter entro la legislatura.
 





Questo è un articolo pubblicato il 09-11-2017 alle 17:13 sul giornale del 10 novembre 2017 - 314 letture

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