Fusione dei comuni: intervista ad Angiolelli, consulente abruzzese redattore dello studio di fattibilità della "Nuova Pescara"

4' di lettura 02/02/2016 - In attesa del seminario che si terrà a Cupra Marittima il 5 marzo 2016, il Comitato 'Città Grande. Oggi, si può!', ha intervistato il consulente Daniele Angiolelli (nella foto), promotore e redattore dello studio di fattibilità della 'Nuova Pescara'.

- Professor Angiolelli, la fusione di Pescara-Montesilvano-Spoltore è in fase di approvazione, tale progetto è di portata storica e interessa circa 200 mila abitanti. Quali sono le condizioni/motivazioni che l'hanno portata a impegnarsi in questo senso?

Sono convinto che la fusione tra enti locali sia la via maestra da seguire per una efficace oltre che efficiente gestione del territorio da parte delle istituzioni pubbliche. Tale via è indicata da consolidate esperienze internazionali (dal Giappone al Canada) e confermata dal legislatore italiano (si veda al riguardo la Legge Finanziaria 2016).

- Le difficoltà che ha trovato per la Nuova Pescara saranno le stesse che affronterà il territorio piceno?

Ammetto di non conoscere, come merita, il territorio piceno, tuttavia ritengo che le difficoltà restino esclusivamente legate ad una parte della classe politica (esponenti sia di centrodestra che di centrosinistra) che, almeno in Abruzzo, continua ad osteggiare tale “innovazione”. Questa parola, abusata in tutti i settori della politica, non si traduce quasi mai in cambiamento. La fusione sì che è una bella “innovazione”!

- Leggendo lo studio di fattibilità la cosa che colpisce sono le ultime righe dove stima risorse aggiuntive per circa € 15.529.000 (osservando il principio della massima prudenza). E' in grado di indicare quali potrebbero essere le risorse aggiuntive nel piceno, seppure in proporzione?

Per farlo, dovrei analizzare i bilanci dei Comuni coinvolti oltre alla loro struttura organizzativa.

- Dieci comuni potrebbero essere troppi in riferimento alla morfologia territoriale?

Ritengo che la numerosità dei comuni coinvolti nel progetto non sia un problema ma una opportunità. Una criticità potrebbe essere rappresentata dal “campanile”: più sono i Comuni più “campanili” bisogna “abbattere”. Fuor di metafora, è importante che tutti comprendano tale opportunità di sviluppo socio-economico del territorio e siano disposti a “cedere” sul fronte della propria “identità cittadina”. Questa è, a volte, utilizzata solamente come alibi per osteggiare il processo di fusione.

- Una volta terminati gli incentivi, quali vantaggi avrà un piccolo comune?

Rispondo con una battuta: il piccolo comune non esisterà più. In realtà, il processo di fusione è sicuramente un percorso complesso che in Italia non è ancora ben definito e strutturato in ragione del fatto che le fusioni realizzate sino ad ora, seppur numerose, hanno coinvolto comuni con un basso numero di residenti. L’esperienza italiana non è ancora significativa ma le esperienze che ci arrivano da altri Paesi segnalano con forza che questa via, seppur non ancora ben definita nei dettagli, merita di essere percorsa. A tale riguardo mi piace citare Martin Luther King: “Salite il primo gradino con fiducia. Non occorre vedere tutta la scala. Salite il primo gradino”.

- Agro-alimentare e turismo sono i due pilastri dell'economia locale, quali tipi di vantaggi potrà avere il settore privato da un ente dalla più ampia visione d'insieme?

I vantaggi di una operazione di fusione consentono agli operatori del tessuto economico locale di interfacciarsi con un unico interlocutore pubblico con una unica strategia intergrata di sviluppo del territorio. Si pensi ai tanti regolamenti comunali, al momento esistono delibere distinte per ognuno dei 10 Comuni, con la fusione ci sarebbe una unicità che si tradurrebbe in semplificazione amministrativa. Oltre ad una burocrazia più “fluida”, inoltre, si avrebbero maggiori opportunità anche in termini di marketing territoriale per la serie “l’unione fa la forza”.

- Secondo lei considerando i costi sociali, i tagli e il patto di stabilità i bilanci dei comuni italiani hanno raggiunto la saturazione amministrativa e dunque il punto di non-ritorno?

Dal mio osservatorio privilegiato posso affermare che dei tanti bilanci comunali analizzati negli ultimi 10 anni, quelli che riescono ad esprimere il carattere della sostenibilità finanziaria sono ben pochi. Questo dal punto di vista economico aziendale è davvero molto significativo: senza autonomia finanziaria ed autonomia operativa un comune non riesce a soddisfare le esigenze dei propri residenti.

- L’appoggio ormai dichiarato a 360 gradi dal Partito Democratico potrebbe aiutare?

Purtroppo in Abruzzo non è ancora così e, aggiungo, non sarebbe comunque sufficiente. Sono convinto che il processo di fusione sia un tema politico trasversale e che, al giorno d’oggi, una politica illuminata debba avere a cuore il benessere della comunità di area vasta e non la protezione di questo o quel “campanile". Possiamo dare forma al nostro futuro o lasciare che siano gli eventi a dargli forma.






Questa è un'intervista pubblicata il 02-02-2016 alle 17:59 sul giornale del 03 febbraio 2016 - 469 letture

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