La Shoah e le sue vittime: ebrei, slavi, omosessuali, testimoni di Geova e oppositori

4' di lettura 19/01/2016 - Come avviene da quindici anni a questa parte, nell’attuale periodo fervono in tutta Italia, iniziative varie per ricordare la Shoah in occasione del 27 gennaio, il “Giorno della Memoria”.

Il 27 gennaio di più di 70 anni fa, quando gli uomini dell’Armata Rossa ebbero divelto i cancelli di Auschiwitz il mondo alzò il velo per osservare il Terzo Reich dopo la sua caduta; la scena raccapricciante che si presentò era un incubo troppo grande per essere compreso. Soldati e civili insieme potevano solo rimanere attoniti, in un muto orrore, di fronte ai resti agghiaccianti di una mostruosa macchina fatta per uccidere.

È stato opportunamente detto che “non è mai troppo tardi per ricordare”, per questo la vicenda dell’internamento nei campi di concentramento e di sterminio è ancora di attualità. La cosiddetta “burocrazia dello sterminio nazista” ha tentato di annullare l’esistenza di milioni di individui nei tredici anni forse più tragici della storia contemporanea. Nel caso di 11 milioni di persone lo ha fatto letteralmente provocandone la morte fisica. La stessa burocrazia dello sterminio non aveva a che fare con esseri umani quanto con categorie e queste si distinguevano per i triangoli e le stelle di vari colori.

Opportunamente, proprio per questa ragione, storici e studiosi hanno parlato di recente di “olocausti”, anche se dal 1985 questo termine è stato sostituito dalla parola ebraica “Shoah” (“distruzione”). Il secondo termine ingloba anche le persecuzioni e l'uccisione di milioni di altre persone ed etnie ritenute "indesiderabili": gli omosessuali, gli oppositori politici, gli zingari, i Testimoni di Geova, i soggetti con handicap fisici e mentali, gli Slavi e i polacchi non ebrei.

I Testimoni di Geova (triangoli viola) furono tra i primi ad essere presi di mira, già nella primavera del 1933, dallo stato nazionalsocialista con la deportazione nei campi di concentramento, documentabile almeno sin dal 1934. Essi rifiutavano il coinvolgimento nella vita politica, non salutavano con il classico "Heil Hitler" né prestavano servizio nell'esercito tedesco. Morirono poiché non vollero abiurare alla loro fede. Infatti solo per i Testimoni di Geova era prevista l'opzione della liberazione dal campo di concentramento attraverso una semplice firma di abiura. Pochissimi la firmarono. La maggioranza non scese a compromessi con il regime nazista, anche a costo della vita. Altro motivo per cui erano perseguitati era la loro denuncia sugli stampati, che diffondevano, delle barbarie naziste. Per questo la Gestapo e le SS profusero un impegno spropositato nel vano tentativo di annientare questo gruppo relativamente piccolo.

Gli omosessuali (triangoli rosa) erano un altro dei gruppi presi di mira durante l'olocausto. A ogni modo il partito nazista non fece mai nessun tentativo di sterminare tutti gli omosessuali; in base alle prime leggi naziste, essere omosessuali in sé non era un motivo sufficiente per l'arresto, occorreva avere compiuto qualche atto omosessuale, punibile in base al paragrafo 175. I nazisti si disinteressarono in genere degli omosessuali maschi di altri popoli considerati inferiori, per concentrarsi e tentare di "curare" i maschi gay tedeschi.

La campagna Hitleriana di genocidio nei confronti dei popoli zigani (triamgoli marroni) principalmente Rom e Sinti dell'Europa venne vista da molti come un'applicazione particolarmente bizzarra della scienza razziale nazista. Gli antropologi tedeschi erano disorientati dalla contraddizione che gli zingari erano discendenti degli originali invasori ariani dell'India, che tornarono poi in Europa. Ironicamente, questo li rendeva, in pratica se non in teoria, non meno ariani della stessa gente tedesca.

Nell'Europa Orientale, gli zingari venivano deportati nei ghetti ebraici, uccisi dagli Einsatzgruppen delle SS nei loro villaggi, o deportati e gasati ad Auschwitz e Treblinka.

Ci fu così un olocausto degli slavi considerati Untermenschen (subumani). I polacchi, in particolare, annoveravano tra le proprie colpe l’“occupazione abusiva” di un suolo facente parte del Lebensraum (spazio vitale) bramato dalla “razza tedesca superiore”. Assieme agli ebrei, le popolazioni slave soffrirono semplicemente per ciò che erano: non c’erano per loro scappatoie!

Anche attivisti politici e oppositori (triangoli rossi) furono colpiti duramente. Tutti costoro patirono le ire del regime per ciò che facevano. I comunisti, contrassegnati nei lager da un triangolo rosso, pagarono un prezzo altissimo per il coraggio con cui portarono avanti i propri ideali politici. Rinnegando se stessi e rinunciando alle proprie idee potevano sfuggire alla scure statale.

Queste categorie di persone, come i 6 milioni di ebrei, persero averi, salute, familiari o la loro stessa vita.

Come disse il filosofo George Santillana “Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”. Oggi in tempi tutt’altro che luminosi più che mai si sente il bisogno di ripetere il classico “Mai più!”.


di Roberto Guidotti  
redazione@viveresanbenedetto.it





Questo è un articolo pubblicato il 19-01-2016 alle 12:28 sul giornale del 20 gennaio 2016 - 2175 letture

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