Gli infortuni e i morti sul lavoro nel 2015: i dati delle Marche e del Piceno

3' di lettura 29/07/2015 - Quando gli infortuni sul lavoro assumono numeri da tragedia, le morti bianche tornano sulle prime pagine dei giornali: una situazione del genere che in Italia fa notizia solo quando assume i contorni del dramma, altrimenti questo stillicidio quotidiano resta nel dimenticatoio o solo tra gli addetti ai lavori. Così è accaduto con la tragedia di venerdì a Modugno (BA) dove sono morte 9 persone. È stata l’ennesima strage. Nel nostro Paese, secondo i recenti dati INAIL gli infortuni occorsi nel 2014 sono stati 662 con un calo del 3%.

Di questi oltre 300 sono morti in itinere, mentre le denunce per infortuni mortali sono stati 1107.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna invece ha registrato ben 661 morti sui luoghi di lavoro (tutti documentati), aggiungendo i morti sulle strade e in itinere si superano, nel 2014, i 1300 morti.

Sempre secondo l’O.I. di Bologna dall’inizio del corrente anno sono morti sui luoghi di lavoro 338 lavoratori, aggiungendo le morti sulle strade e in itinere si superano i 680 morti complessivi (stima minima) .

È noto che nelle statistiche delle morti sul lavoro lo Stato considera morti sul lavoro anche i lavoratori che muoiono sulle strade e in itinere e che tantissime categorie, come per esempio le Partite Iva Individuali, Vigili del Fuoco, Poliziotti, Carabinieri, lavoratori in nero, pensionati in agricoltura e tanti altri, non rientrano nelle statistiche ufficiali.

Perché questa enorme differenza?

Si ricorda che l’INAIL registra le morti solo dei propri assicurati e non quelli che accadono a lavoratori non assicurati all’Istituto.

Riportiamo qui di seguito i dati registrati per il corrente anno dall’O.I. di Bologna evidenziando quelli della nostra regione. I dati sono per regione per ordine decrescente.

Lombardia (42), Toscana (37), Veneto (30), Campania (25), Sicilia (23), Lazio (22), Piemonte (19), Emilia-Romagna (16)

Marche (12) Ancona (4), Macerata (1), Fermo (3) , Pesaro-Urbino (2), Ascoli Piceno (2).

Trentino-Alto Adige (12), Liguria (10), Abruzzo (13), Puglia (9), Friuli-Venezia Giulia (7), Sardegna (7), Basilicata (4), Molise (5), Valle D’Aosta ( ).

Sono esclusi i lavoratori morti sulle autostrade, all’estero e in mare !

Che dire di questa situazione? Le norme europee e quelle italiane su questa materia evidenziano il ruolo dello Stato nell’assicurare adeguate azioni di promozione e tutela del lavoratore sul luogo di lavoro, oltre all’importanza della vigilanza e sorveglianza sanitaria.

Ma è noto che i controlli delle ASL siano insufficienti a causa di una precisa volontà politica, di pressioni per semplificare e sburocratizzare oltre ad una carenza sistematica di uomini e mezzi ad essa dedicati. Sono solo circa 5.000 gli addetti delle regioni che attraverso le ASL e gli SPSAL debbono effettuare le attività di vigilanza. Oggi con il Jobs act anche i diritti dei lavoratori su questa importante tutela vengono ridimensionati: basti pensare in tal senso alla video-sorveglianza, ed al demansionamento. Cambiano i governi e i colori politici, ma la cruda realtà dei morti sul lavoro, degli infortuni e delle malattie professionali resta tale.

La domanda, alla fine dei conti, rimane quella che poneva anni fa un vecchio Ministro dell’Economia: può il nostro Paese, a maggior ragione in un contesto di crisi lungi dal trovare soluzione, permettersi norme di questo tipo? Siamo certi di voler accettare i rischi che la compressione dei diritti comporta in cambio del (presunto) incremento del benessere economico? Domande cui dare una risposta netta dovrebbe essere non solo ovvio, ma soprattutto immediata.


da Dipartimento Sicurezza Cgil Cisl Uil di Ascoli Piceno





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-07-2015 alle 11:51 sul giornale del 30 luglio 2015 - 551 letture

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