Venturelli: 'La cacciata dei diavoli da Fano'

porta della mandria 7' di lettura 20/10/2014 - “L’urlo di Cartoceto”, quello del sindaco sospeso a trenta metri per salvare le mura, la rocca, e quel suo paese da sogno è un urlo che farà scuola, che arriva anche a Fano dove nessun amministratore è mai salito neppure su una scala per protestare nei confronti della costruzione che offenderà per sempre il luogo pregiato di Porta della Mandria. Anzi, ci fan sapere che sarebbe tutta legale quella concessione; rientra nel piano casa; quello dei “Padroni in casa propria”.

Vien da pensare che son proprio le mura vitruviane che non hanno i timbri in regola: manca il vincolo paesaggistico che sarebbe stato compito della politica richiedere. Alla fine uscirà che le mura non hanno avuto concessione e che non si può neanche condonarle: esagerando un po’, porta della Mandria, delenda est, come nel 1923 e il problema è risolto. Ma nessun sindaco fanese, si sarà mai sentito rimormorare direttamente nel buio della mente, senza che sia passata per le orecchie, la frase: “salvami, salva la mia città!”, inviatagli dai millenni? Una città, la nostra, dove non c’è mai stato un sindaco tutore a suo modo strepitoso quale sembra quello di Cartoceto, che ha saputo identificare le responsabilità, affrontandole come fanno le guide più amate: avanti per prime, a proprio rischio, sorrette soltanto dalla forza del sacrificio personale. Il signor sindaco Enrico Rossi bisognerebbe ingaggiarlo da noi come consulente se non vogliamo retrocedere da “Città Vitruviana” a “ Capitale Europea dell’incultura”.

Mentre per quel che risulta sull’argomento tutela, a Fano solo il sindaco Silvio Battistelli nell’immediato dopoguerra si oppose strenuamente alla trasformazione di uno dei giardini esterni delle Corridoni in distributore di benzina. Precedentemente e dopo di lui solamente danni al nostro patrimonio storico artistico ambientale,risucchiato anno dopo anno come nella fantascienza da un “buco nero”, dalla “linea del danno”, da un incrocio di incompetenza, ignoranza, disinteresse se si esclude la straordinaria manutenzione delle mura, di rocca Malatestiana e di bastione Sangallo per volere dell’amministrazione di Cesare Carnaroli. Una città, la nostra, dove neppure quei cittadini che ogni estate indossano corazzette e pepli da Cinecittà hanno mostrato preoccupazione per la stutela del comune patrimonio artistico di valore internazionale delle mura e tantomeno indignazione contro il disprezzo dell’art. 9 della Costituzione concretizzatosi in quel luogo. Da noi, soprattutto mangiate e bevute e poi tanto prodotto finale della digestione con problemi agli sversatoi a marina nei temporali estivi. E quando è da troppo tempo che la comune ricchezza viene distrutta o mal gestita in modo irreparabile non è solamente colpa di giunte e sindaci ma di molte persone ben vaccinate contro la sindrome di Stendhal (1).

Ma perché ci doleremo noi dè Goti, Vandali e d’altri tali perfidi nemici, se quelli li quali come padri e tutori dovevano difender queste povere reliquie di Roma, essi medesimi hanno lungamente atteso a distruggerle?” ... “Non deve adunque, Padre Santissimo, essere tra gli ultimi pensieri di Vostra Santità lo aver cura che quel poco che resta di questa antica madre della gloria e della fama italiane per testimonio del valore e della virtù di quegli animi divini, che pur talor con la loro memoria eccitano alla virtù gli spiriti che oggidì sono tra noi, non sia estirpato, e guasto dalli maligni e ignoranti”. (2) Ecco parte delle Parole di Raphael Urbinas che, nominato soprintendente alle antichità da Leone X col compito di disegnare i monumenti di Roma per catalogarli, scrisse allo stesso pontefice nel 1519: parole che oggi rimangono un passaggio capitale noto a tutti gli studiosi della storia della tutela, mostrando come l’arte sempre si imprime nell’ingegno umano (gli animi divini che eccitano alla virtù): pensiero che stimola nuovo pensiero, che si accompagna alla profonda consapevolezza che le opere dell’ingegno ed il territorio sono un fatto pubblico e mai solo un interesse privato. Saranno questi concetti a preparare gli strumenti legali e repressivi del vincolo, della tutela e della notifica che dallo Stato Pontificio verranno accolti ancora nelle leggi dello Stato unitario Italiano. Concetti che i sindaci ed anche gli assessori alla cultura ed all’urbanistica di una città augustea-vitruviana non possono ignorare, “se quelli come padri e tutori dovevano difender queste povere reliquie di Roma” altrimenti possono andare a fare altro! Così, non possiamo ignorare l’acuto senso della perdita che emana dal bassorilievo di rapidissima comprensione con l’arco di Augusto rappresentato ancor integro, inciso nel 1512 sulla facciata della chiesa di S.Michele, che mostra il risultato degli opposti aspetti dell’agire umano. Creare e distruggere; il prima e il dopo nel luogo della mutilazione; così l’occhio, spostando lo sguardo dall’arco rovinato a quello raffigurato integro, deposita in memoria il concetto del misfatto. Una strategia pubblicitaria moderna, non coercitiva, che senza parole vorrebbe rendere i cittadini custodi, ben attenti ai possibili scempi futuri. Un monumento della salvaguardia tutto fanese che nessuno possiede, di grandissima importanza culturale tanto più oggi, nel disastro della nostra contemporaneità. Infatti a Fano non siamo più capaci di produrre bellezza ma solo di distruggere quella esistente pur continuando a dichiararci città d’arte.

Ma una città con l’ Io culturale sdoppiato, con l’identità scissa, da psicoanalisi, con i suoi scempi silenziosi e le alte ambizioni da città vitruviana, occorre che si ricomponga unitariamente. Forse bisogna cacciare i diavoli da Fano come fece S. Francesco con quelli di Arezzo già nel medioevo! (3). E le persone alle quali rivolgersi ci sono; anzi saranno tra noi tra pochi giorni, il 22 ed il 23 p.v. menti eccellentissime chiamate per le giornate vitruviane perché non chiedere loro da parte del sindaco e degli assessori di riferimento lumi e pareri circa il modo di sistemare il problema di Porta della Mandria e magari degli scheletri all’ex zuccherificio? Paolo Maddalena, coi suoi studi su proprietà collettiva, proprietà privata e interesse pubblico; Salvatore Settis, Bruno Zanardi, Tomaso Montanari, assieme al nutrito gruppo degli altri relatori, non sono forse all’altezza, se si chiedesse loro un consulto, per cacciare i diavoli da Fano? Li si inviti anche davanti a Porta della Mandria, o agli scheletri dell’ex zuccherificio, se non ci si vergogna. Ma io dubito che sarà fatto da chi di dovere pur se studiosi di talenti migliori al mondo di quelli indicati, non ce n’è.

(1) Graziella Magherini - La sindrome di Stendhal- ed Ponte alle grazie-2003. Uno studio fatto su più di cento casi di disturbi emotivi transitori accusati dai turisti del bello a Firenze e portati al pronto soccorso dove l’aut. era in servizio come neurologa- psichiatra. Secondo la Sua interpretazione, la eccessiva sensibilità dei soggetti, il contatto con particolari simboli presenti nelle opere rimuoverebbero vissuti insabbiati che, emersi alla coscienza di chi guarda, provocherebbero malori e turbamenti . Colpisce ovunque tante persone in posti diversi ma l’aut. mise il nome di Stendhal, perché lo Stesso, nel suo viaggio in Italia descrisse quando ne venne colpito proprio anche nella chiesa di S.Croce a Firenze.

(2) Francesco Paolo Di Teodoro – Raffaello, Baldassar Castiglione e la lettera a Leone X- Nuova Alpha Bologna 1994- pp. 63,67.

(3) Ambrogiotto Da Bondone- La cacciata dei demoni da Arezzo- nome dell’affresco presente nella basilica superiore di Assisi che, sulla scorta della biografia di S. Francesco ad opera di Bonaventura da Bagnoregio, illustra come la preghiera del santo e l’esorcismo sotto le mura della stessa città abbiano fatto scomparire le discordie partitiche del tempo, rappresentate con variati diavoli che fuggono dai tetti della città.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-10-2014 alle 17:28 sul giornale del 21 ottobre 2014 - 1476 letture

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