Valorizzazione dei beni culturali, Venturelli: 'Jesi batte Fano 10 a zero!'

piazza xx settembre fano 3' di lettura 17/07/2013 - Facendo seguito al mio recente intervento sulla mancata valorizzazione di S.Pietro in Episcopio, la più antica chiesa fanese, scritto quando non conoscevo il caso della chiesa di S.Nicolò a Jesi, abbastanza simile al nostro, oggi mi chiedo se le leggi di tutela siano diventate “cose” da applicare differentemente a seconda dei luoghi.

A Jesi è avvenuto che un comitato cittadino e un ex sindaco dello stesso luogo, si siano uniti con Italia Nostra per la liberazione di S.Nicolò, la chiesa più antica della città, dall’abbraccio invasivo sulla fiancata destra e sulla zona absidale, di edifici opprimenti, uno dei quali un tempo ospitava un piccolo convento acquistato da una ditta di costruzioni che chiedeva al comune di ricavarne appartamenti. Appartamenti negati in modo definitivo dalla amministrazione jesina, lo scorso 10 luglio. Lo stesso comitato ha proposto di recuperare lo spazio iniziale attorno all’edificio, di acquisire la proprietà dell’area da parte del comune, di demolire quanto non pertinente, sì da apprezzare quella architettura come fu un tempo, riqualificando l’intera area, grazie al piazzale ricavato.

Esattamente il contrario di Fano, dove con la situazione di S. Pietro in Episcopio analoga a quella di Jesi, siamo riusciti a fare un ulteriore autogol al nostro patrimonio artistico. Da noi gli appartamenti attaccati al fianco della chiesa sono stati concessi e quando subito dopo la demolizione della vecchia casa ivi ubicata, col vuoto creatosi a fianco della chiesa, se ne potè ammirare lo splendore originario e persino quando sotto l’area della stessa demolizione venne rinvenuto un cimiterino alto medievale, anticamente funzionale alla chiesa stessa, si è proseguito coi lavori di quella ricostruzione, di nuovo invasiva come quella precedente.Ma leggi, chiese e cristiani, non siamo tutti marchigiani?

Dove, c’è qualcosa che non torna? dove, è prevalsa la pratica di affidare tutto ad un ristretto numero di tecnici? a Jesi la cultura locale ha manifestato il concetto che la strada della bellezza non è lastricata di cemento; a Fano, nonostante le letture attorno a “La bellezza salverà il mondo”, tutti zitti! non si è neppure provato a salvare il contesto di una chiesina preromanica, ricreandole attorno il vuoto originario. Dunque, in valorizzazione di beni culturali, Jesi, batte Fano, 10 a zero!

Certamente vi è da credere che leggi urbanistiche e norme tecniche siano state rispettate, ma la opportunità, LA GRANDEZZA CULTURALE DI NON RICOSTRUIRE IN CONTESTI ALTAMENTE CARICHI DI MEMORIE, proprio non fa parte del nostro costume, mentre ancor più, questo dovrebbe verificarsi se si pretende di essere una città d’arte, luogo, questo, dove la valorizzazione dell’immagine originaria dei singoli monumenti, deve essere la guida predominante dei restauri nel centro storico, quando esso è tutto un monumento a cominciare dal sottosuolo. Questa volta, neppure la stessa Fondazione Carifano che tanto ha fatto per vari beni storici, se ne è accorta; tanto sensibile, al punto di farci rivedere anche solo per pochi mesi un quadro fanese del Reni, sottrattoci, qui non è intervenuta. Egualmente Italia Nostra, differentemente che a Jesi, a Fano non si è alleata con alcun comitato, né alcun comitato si è costituito. Città e cittadini sembrano assuefatti, incapaci di tutela assieme ai tanti intellettuali che pubblicano pregevoli monografie artistiche: della sorte della più antica cattedrale di Fano; chissenefrega! se l’indifferenza continuerà, l’ironia su Fano, capitale europea dell’incultura 2019 potrebbe trasformarsi in concretezza.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-07-2013 alle 15:33 sul giornale del 18 luglio 2013 - 1654 letture

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