Stoccaggio della CO2 in mare, Cardogna: 'Ennesimo rischio di scempio del mare Adriatico'

Adriano Cardogna 2' di lettura 22/05/2012 - “Siamo di fronte all’ennesimo rischio di scempio del mare Adriatico. Dopo la raffineria, i rigassificatori, le armi chimiche abbandonate, le trivellazioni, il trasporto marittimo oltre ogni limite di sostenibilità, l'inquinamento prodotto dai fiumi, l'urbanizzazione pressoché totale delle coste, ora anche il probabile stoccaggio di biossido di carbonio. Quanto ancora dovrà sopportare questo piccolo mare che ogni giorno di più, grazie all’uomo, rischia di morire? Forse è giunto il momento di dire basta”.

Afferma il Consigliere dei Verdi in Regione, Adriano Cardogna, che sull'argomento ha presentato una interrogazione in Consiglio regionale. Nella seduta consiliare di oggi (22 maggio) l'Assessore all'Ambiente Donati ha risposto ai molteplici interrogativi del Consigliere dei Verdi affermando che allo stato non ci sono risposte da parte del Ministero, nonostante la Regione dovrebbe essere tenuta al corrente.

“Mi auguro che non si faccia come in altre occasioni – afferma Cardogna – tipo il fotovoltaico, che in assenza di linee guida nazionali sul territorio succede di tutto.”
La Regione ha chiesto ora risposte precise dal Ministero sul perché l'istanza non è stata ancora trasmessa alla nostra amministrazione come Ente territorialmente interessato.
Facendo un passo a ritroso Cardogna aveva presentato l'interrogazione dopo aver appreso che la Società Indipendent Energy Solutions, ha presentato istanza al Ministero dello Sviluppo Economico per ottenere una licenza di stoccaggio di biossido di Carbonio sotto i fondali marini nel tratto di mare compreso tra Senigallia e Fano.
Entrando nel merito della questione la direttiva dell’Unione Europea 2009/31 CE, tradotta in Italia con il decreto legge 162/2011 prevede il rilascio provvisorio di licenze per esplorare il suolo al fine poi di stoccare, in cavità sotterranee, il biossido di carbonio.

“Lo stoccaggio della Co2 sarebbe una ulteriore mazzata all’Adriatico – prosegue Cardogna – perché il metodo non dà garanzie alcune e il rischio che si corre è quello di trovarci tra qualche anno di fronte a fughe di gas tossico difficili da tamponare. Invece di impegnarci seriamente ad abbattere le emissioni di CO2 nell'atmosfera, pensiamo di immetterle sottoterra con costi altissimi e la soddisfazione della finanza internazionale e delle multinazionali.”


da Adriano Cardogna
Presidente del Gruppo Verdi, Regione Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-05-2012 alle 14:10 sul giornale del 23 maggio 2012 - 785 letture

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