Lupus in Fabula: no alle B5, sì al recupero edilizio urbano

La Lupus in Fabula| 3' di lettura 12/11/2011 -

L’associazione ambientalista la Lupus in Fabula Onlus fa appello ai consiglieri comunali affinché la variante sulle cosiddette zone omogenee B5 non sia approvata. La maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Aguzzi si appresta ad approvare l’ennesima colata di cemento in aree agricole.



La variante per le B5 giunge in consiglio comunale dopo due anni e mezzo dall’approvazione della variante generale di PRG. Così il sindaco Aguzzi prova di nuovo ad onorare la promessa fatta ad alcune centinaia di elettori e ai costruttori locali circa l’ampliamento, bocciato già una volta dalla Provincia, di villette poste nella bassa piana del Metauro. Ma di cosa si tratta? La vigente legge regionale 13 del 1990 per fermare l’urbanizzazione indiscriminata delle campagne consente la costruzione di nuove abitazioni solo agli agricoltori e con certe caratteristiche. La variante proposta dalla Giunta Aguzzi prova ad aggirare questa norma trasformando alcune aree agricole in zone di completamento ( tipo B5) concedendo ampliamenti nella misura di 120 mq a lotto che si aggiungono a quelli già ammessi dalle deroghe introdotte dal Piano Casa regionale. La “foglia di fico” che nascondeva la vergogna di questo ennesimo piano di fabbricazione ormai è caduta.

Si giustificava il provvedimento dicendo che serviva a consentire che i figli rimanessero vicino ai genitori, evitando la disgregazione di nuclei famigliari. Ma così non è dal momento che il beneficio viene riconosciuto anche ai titolari di ruderi disabitati. Inoltre, non essendo previsto nessun vincolo che impedisce la vendita delle nuove cubature e essendo concessa anche la costruzioni di corpi separati rispetto all’abitazione principale, la variante assume le caratteristiche dell’ennesimo regalo alla speculazione, giustificato dalla sola esigenza di dare fiato ad un settore, quello delle nuove costruzioni, che vede molti molti artigiani in crisi. Tutte le dichiarazioni di cui molti politici si riempiono la bocca relative ad un nuovo tipo di urbanistica, che eviti il consumo di suolo agricolo (fra pochi giorni un convegno organizzato dall’ex sindaco Cesare Carnaroli parlerà proprio di questo) e la nascita di estese periferie indistinte, sono aria fritta.

La scelta di puntare ancora sull’edilizia per risollevare le sorte dell’economia locale è miope e pericolosa. Perché la domanda di alloggi che non si fonda su una reale esigenza abitativa droga il mercato e offre un ritorno economico di breve durata. Inoltre distrugge la vera ricchezza della nostra provincia che è il territorio agricolo. Un territorio che potrebbe dare benefici duraturi solo se venisse conservato e utilizzato con fini turistici, culturali ed enogastronomici. In altre province e regioni lo hanno capito da tempo. La regione Marche arriva in ritardo e male con una legge titolata “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico” in discussione martedì 14 novembre nel Consiglio Regionale, che comunque impone ai comuni il completamento del 75% delle previsioni di PRG prima di procedere a nuove varianti. Oltre ad eludere la legge regionale 13 del 1990 la maggioranza di centrodestra di Fano cerca di sottrarsi anche a questa nuova normativa portando in discussione la variante sulle B5 in Consiglio Comunale il giorno prima.

Infine, continuare ad impermeabilizzare il suolo ci espone a rischi sempre maggiori di inondazioni e dissesti idrogeologici, con costi umani ed economici a carico di tutta la collettività. Tutto ciò è vergognoso perché ancora una volta a prevalere sono gli interessi economici di pochi a scapito della tutela del bene comune che è rappresentato dalla salvaguardia del territorio e del paesaggio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-11-2011 alle 11:53 sul giornale del 14 novembre 2011 - 1708 letture

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