Ancora sulla piscina, l'intervento di Giorgio Roberti

nuoto 4' di lettura 03/09/2010 -

L’iniziativa del consigliere comunale del gruppo “Fano a 5 stelle”, Hadar Omiccioli, che legittimamente richiama l’attenzione sull’irrisolta annosa questione della Piscina Trave, non contribuirà certamente a spingere l’acceleratore sulla questione.



Tanto meno se il Sindaco Aguzzi dovesse riferire la decisione di revocare il contratto con la Polo Impianti e di procedere con una nuova gara. Con quali tempi? Quali prospettive? Perché non sfruttare questo momento di empasse per riflettere più seriamente sul tema della localizzazione e della funzionalità di questa piscina voluta nella Zona Sportiva Trave, all’inizio degli anni ’90, dalla giunta Carnaroli, riconfermata e perseguita dalla giunta Aguzzi ? Perché non porsi nuovamente il problema, dopo tutti questi anni, se è giusta la localizzazione in zona Trave di questa piscina di 25 mt. (o anche di dimensioni maggiori), realizzabile facilmente altrove, ma che, se realizzata ove previsto, precluderebbe la possibile destinazione a Parco Urbano di quell’area poihe verrebbe meno quel carattere paesaggistico che oggi le viene riconosciuto dai più e che va ad ogni costo preservato. La mia posizione ho provato a chiarirla sia in passato che di recente (oltre che con una osservazione al P.R.G.), ma invano. La riassumo brevemente. Non entro nel merito del progetto ma sull’ubicazione sbagliata della piscina e sull’errore di aver ritenuto data ed immodificabile la destinazione a Zona Sportiva di quell’area senza coglierne oggi la straordinarietà e l’unicità per una destinazione a Parco Pubblico: il Parco Nord della Città. Assieme al Campo d’Aviazione, Parco Sud, potrebbe costituire la struttura dei parchi, un verde urbano di alto valore.

Nel caso del Campo d’Aviazione, voluto fortemente dai cittadini di quei quartieri che vi si affacciano,ma non solo, inconcludenti scelte urbanistiche ed amministrative da oltre un quindicennio ne hanno ridotto qualità e potenzialità. L’uno posto a ridosso della bella collina di Belgatto e del Torrente Arzilla, l’altro aperto verso lo straordinario paesaggio della valle del Metauro e dell’Appennino rappresentano entrambi luoghi da dove speravamo di continuare a riconoscere la nostra collocazione geografica, luoghi speciali, alla stregua dell’ambiente costiero, per sentirsi cittadini fanesi. Ma quanti si sono posti e si pongono queste questioni ? penso non pochi se se le pongono almeno tutti coloro che frequentano per il loro tempo libero questi luoghi dell’anima. Molti altri invece allargando le braccia si trincerano dietro considerazioni di carattere amministrativo: .. “c’è un piano particolareggiato che destina l’area a Zona attrezzata per gli sport… c’è una convenzione stipulata a seguito di un lungo iter e non è più possibile bloccare le procedure… il P.R.G. appena approvato prevede una destinazione a Verde Sportivo… manca una piscina a Fano…”.

Sono affermazioni sia di chi per eccesso di garantismo non vede il grave rischio per la Città di perdere un pezzo del suo futuro, ma anche di chi guardando l’illusorio cromatismo delle tavole di P.R.G. e vedendo le grandi macchie di verde a tutela delle fasce fluviali è convinto di vivere in una città circondata dal verde ( agricolo) e non si accorge che il vero verde ,che potrebbe essere destinato a parchi urbani, viene piano dopo piano, progetto dopo progetto, sacrificato scioccamente ad altre destinazioni ,che potrebbero trovare altre localizzazioni o soluzioni, ma che per pigrizia mentale ed incapacità a capire la città che cambia vanno a banalizzare e modificare irreparabilmente parti rare e insostituibili della città. Si è pronti, a Piano Regolatore appena approvato, a riaprire un iter di nuova variante per reinserire nel PRG aree (private) depennate dalla Provincia e nuove previsioni sempre nell’interesse del privato, ma ci si rifiuta di considerare o correggere previsioni di rilevante interesse per la città futura.

La presenza di una politica dei Parchi e della mobilità è considerata in genere un indicatore di qualità urbana, la mancanza invece denota ritardi culturali ed amministrativi dei cittadini e di chi li amministra. La storia urbanistica di Fano dal dopoguerra ad oggi è stata segnata spesso da scelte di corta memoria e dalla mancanza di un dibattito interno sulla città futura. Ciò è da imputare ad una sostanziale autarchia della struttura amministrativa, e ad amministratori più tesi a gestire il presente (ed il privato), che a ricercare contributi per disegnare la città futura Va tennuto quindi aperto questo tavolo di confronto prima che una nuova variante, come è già successo, tolga spazio a qualsiasi contributo; poi non ci saranno altre possibilità di correggere scelte non condivisibili. Parliamone.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-09-2010 alle 18:59 sul giornale del 04 settembre 2010 - 2603 letture

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