Abolizione delle province, Ciccanti: 'Solo uno spot di Calderoli'

3' di lettura 31/05/2010 -

Polemica a tutto campo del Senatore contro Ministro e sulla questione Ascoli-Fermo 'Assistiamo all'ennessima beffa. Chi ieri era per l'abolizione delle province, oggi alza le barricate'



"Abolizione delle province? E' stato solo uno spot di Calderoli". Così l'Onorevole Amedeo Ciccanti che interviene a mezzo stampa su uno dei temi caldi della politica nazionale dell'ultima settimana: "Mi si consenta un ragionamento - spiega il Senatore - dopo la nascita delle regioni e la riforma del Titolo V della Costituzione non hanno ragione di esistere. Ci sono 7 regioni sotto 1.600.000 abitanti e ben 10 province tra 900.000 e 1.600.000. Ci sono 11 regioni su 20 sotto a 2.000.000 di ab e 4 province che le superano".

"Ha senso un sistema che produce spesa ed inefficienza? - si chiede Ciccanti - Detto questo, alla Camera, quando si parlerà di 'Carta delle autonomie' farò un discorso ragionato sull'abolizione delle province! Alla domanda chi svolgerà le funzioni di area vasta delle province, risponderò: 'i comuni in forma associata, come avviene in Germania'".

E sul "caso" delle due province marchigiane a rischio, Ciccanti continua: "Tutti sanno che sono stato l'unico parlamentare al Senato ad essersi battuto contro le nuove province. Voglio ricordare agli ascolani che quando a Roma migliaia di fermani stavano a sostenere la Provincia di Fermo, l'allora Sindaco di Ascoli (quasi tutti i sindaci dell'ascolano) stava a fare altre feste a piazza del popolo. Oggi assistiamo alla beffa! Dopo che nel 2008, tutta la compagine che governa la provincia di Ascoli, PDL e MAP con in testa Celani (che mai avrebbe potuto fare il presidente in una provincia unita), ha sostenuto un programma (quello del Popolo delle libertà) che prevedeva la abolizione delle province, fanno le barricate per salvarle. Voglio aprire gli occhi agli ascolani, quelli seri e in buona fede, che hanno votato questi populisti da quattro soldi: lasciate che strillino da soli per difendere i loro scranni provinciali a cui tengono più della provincia, tanto non succederà niente!".

Ultima stoccata di Ciccanti al Ministro per la Semplificazione: "A Calderoli non interessa se non per far vedere che la iniqua manovra aveva anche elementi di serietà come l'abolizione delle province. L'art.5 - con i commi da 12 a 17 - è una norma ordinamentale, senza il carattere dell'urgenza e della necessità e pertanto non può essere contenuta in un decreto legge che questi elementi deve avere obbligatoriamente a norma dell'art. 77 della Costituzione (visto che l'abolizione sarebbe poi avvenuta nel 2014) . Il Presidente Napolitano non avrebbe potuto mettere la firma su un decreto con tale svarione dopo che una settimana fa aveva richiamato il Governo al rispetto dello stesso art. 77. La questione tra l'altro era già in esame nella prima commissione affari costituzionali, che all'art.14 della 'Carta delle autonomie' prevede la delega al Governo per la ridefinizione delle circoscrizioni provinciali a norma dell'art.133 della Costituzione. La prossima settimana si tornerà a discutere di quest'articolo con due prospettive: la prima, che siano abolite le province (non regionali) sotto i 200.000 ab, ma riguardano 12 province (di cui 9 con i requisiti) e il risparmio atteso è poca cosa rispetto alla sostanza dei tagli che si debbono fare. Secondo scenario, si potrebbe alzare il limite degli abitanti e fare una cosa più seria: con 500.000 abitanti salterebbero 59 province su 103. Ma ve l'immaginate voi una maggioranza che si suicida elettoralmente per fare una cosa che aveva promesso agli elettori e che produce un costo elettorale così alto? Non lo faranno mai".






Questo è un articolo pubblicato il 31-05-2010 alle 14:45 sul giornale del 01 giugno 2010 - 966 letture

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