La Consulta per la laicità sulla vicenda del giudice Tosti

crocifisso 2' di lettura 23/01/2010 -  Il Consiglio Superiore della Magistratura rimuove il Giudice Tosti che si rifiutava di svolgere le sue funzioni in un aula di tribunale con esposto il crocifisso.

Il giudice di Camerino (Mc) Luigi Tosti ricorrerà in Cassazione e, se necessario, alla Corte Europea contro la decisione del CSM di rimuoverlo dai suoi incarichi per la sua resistenza a svolgere servizio in aule di tribunale nella quali fosse esposto il crocifisso. Resistenza pervicace (durava infatti da anni) inerente la sua convinzione che in aule pubbliche non debbano essere esposti simboli religiosi. Intanto dichiarazioni più propagandistiche che realistiche stanno percorrendo il governo italiano, nei confronti della sentenza della Corte Europea che, il 3 novembre scorso, ha dato ragione ad una signora italiana circa l\'esposizione del crocefisso nell\'aula scolastica frequentata dal figlio.



E\' il caso di ricordare che la Corte Europea è un organismo che è tenuto ad applicare la \"Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell\'uomo e delle libertà fondamentali\", ed è composta da membri dei 47 stati aderenti al Consiglio d\'Europa. E\' indubbio quindi che essa non opera parteggiando per questo o quello Stato, questa o quella religione. La sentenza della Corte riguarda un singolo caso e non rappresenta una ingiunzione generale. Non solo, nel decidere la Corte Europea ha tenuto conto delle ragioni opposte dal governo italiano, che ha comunque ammesso che l\'esposizione obbligatoria del crocefisso nelle aule pubbliche è risalente a periodi nei quali la religione cattolica era considerata religione di Stato (sancita come tale nel 1871 e poi coi Patti del 1929, sino a cessare di esserlo col Concordato del 1984).


Il governo italiano infatti non contesta le ragioni della signora Lautsi ma afferma che \"bisogna comprendere che la Repubblica Italiana, benché laica, ha deciso liberamente di mantenere il crocefisso nelle aule scolastiche per diversi motivi, tra i quali la necessità di trovare un compromesso coi partiti d\'ispirazione cristiana che rappresentano una parte importante della popolazione e coi sentimenti religiosi di questa\". Viene riconosciuto cioè che, al di là dei principi etici che si vedono rappresentati nel crocefisso, e che possono essere ritenuti universali e presenti anche nella Costituzione italiana e in altre Carte, il crocefisso abbia una valenza preminentemente religiosa e che la sua esposizione sia dovuta anche ad opportunità di carattere politico.


Per questo la Corte, dopo attento esame, ha ritenuto di doversi richiamare all\'articolo 9 della Convenzione, in quanto è problema civile e pedagogico reale che i figli della signora Lautsi, come tanti altri originari di famiglie laiche o comunque altrimenti religiose, si «sentano educati in un contesto scolastico segnato da una religione data», mentre, recita l\'art. 9 della Convenzione: \"...la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che... costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui\".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-01-2010 alle 18:55 sul giornale del 25 gennaio 2010 - 682 letture

In questo articolo si parla di attualità, crocifisso, Consulta per la Laicità delle Istituzioni





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